La Corte Europea dice si, all’ anatocismo

InteressiLa Corte di Giustizia Europea dice sì ad applicare gli interessi sugli interessi (anatocismo) sui prestiti concessi alle imprese, e che la Ue ha ritenuto essere aiuti di Stato. A stabilirlo è stata la Corte di giustizia europea, chiamata in causa da ASM Brescia e AEM che nel 2008 si sono fuse nel gruppo dell’elettricità, del gas e dei servizi idrici… (capito? ai servizi idrici).

Invece il governo Renzi ha reintrodotto l’anatocismo bancario non per le imprese, ma per i cittadini che hanno un prestito o un mutuo o un conto corrente in passivo. Infatti, nel D.L. 91/2014, viene reintrodotto l’anatocismo ovvero una pratica delle banche che consiste nel calcolare interessi su interessi a debito dei clienti, e a cadenza trimestrale. Questa pratica era stata considerata illegale con una sentenza delle sezioni unite della Cassazione e poi addirittura della Corte Costituzionale.

La nuova norma consente alle banche di introdurre nei contratti in conto corrente la previsione di una convenzione anatocistica ex ante e, quindi, pure per gli interessi in corso. Un altro regalo, e pure urgente, di Renzi alle banche a danno degli italiani, e firmato da Napolitano. Una usura legalizzata. A quando l’aggressione ai conti correnti?

Inoltre, un regolamento della Banca d’Italia vuole di fatto reintrodurre il famigerato anatocismo, tutto a vantaggio delle banche.

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Addio TASI, ma per chi?

tasi_decibaLa Tasi, l’imposta meno amata dagli italiani, verrà abolita dal 2016, insieme all’Imu sull’abitazione principale (per le case di lusso), quella agricola e sui macchinari ‘saldati’ al suolo. La Tassa sui servizi indivisibili dei Comuni porta nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil, ma che di fatto per le fasce più deboli della popolazione, pari al 31% dei contribuenti, era già stata cancellata. I numeri dell’Agenzia dell’Entrate lasciano poco spazio all’immaginazione: al netto degli esentati, il 30% più “povero” paga il 10,9% della Tasi (381 milioni di euro); se il bonus di 80 euro è stato senza dubbio di sostegno alle fasce più deboli (fin li), ma il taglio delle imposte sulla prima casa assomiglia piuttosto a un favore nei confronti dei contribuenti più facoltosi. Soprattutto dopo il la vicenda della riforma del Catasto che – con la rimodulazione della rendite – avrebbe dovuto garantire un Fisco più equo.
Daltronde basta ricordare che questo “punto” era uno dei cavalli dei battaglia del Pdl durante la campagna elettorale del 2013. Di seguire il centrodestra sul suo stesso territorio. Addirittura, nel dicembre 2013, con il cambio di segreteria, il Partito democratico prendeva posizione sul tema con il responsabile economico, Filippo Taddei che diceva: “Il Pd non può passare più tempo a parlare dell’Imu che del Fisco. L’importo medio dell’imposta sulla casa era di 250 euro l’anno, parliamo di 20 euro al mese, senza dimenticare che le fasce più deboli erano già esentate”. Nel frattempo, la situazione è cambiata ancora e la Uil ha calcolato che la l’importo medio della Tasi è sceso a 180 euro l’anno (15 euro al mese). La Cgia fa conteggi simili: la media dei risparmi sarà di 204 euro a famiglia, ma i più ricchi arriveranno a risparmiarne oltre 2000.
Certo in un periodo di crisi anche un piccolo aiuto può alleviare le difficoltà degli italiani. Gli effetti della promessa del governo non sono certo passati inosservati a Bruxelles dove il mese prossimo inizierà l’esame della manovra finanziaria italiana. Ufficialmente non è arrivato alcun commento, ma è chiaro l’Unione europea non ha intenzione di appoggiare il taglio di Tasi e Imu, perché ritiene più urgente agire sull’Irpef e sulle tasse sul lavoro. Un punto di vista condiviso anche dalla Corte dei Conti e da Bankitalia che continuano a inviare segnali d’allarme al governo.Aliquota_implicita_tassazione_lavoro_deciba
L’analisi sulla cattiva distribuzione del peso fiscale italiano è nota, ma le parole usate dai magistrati contabili nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2015 sono cristalline: “Il confronto con l’Europa segnala una distribuzione dell’onere fiscale che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e del patrimonio”. Proprio quello che dice Bruxelles, che chiede a Roma meno tasse sul lavoro e di più su Iva e casa. Il raffronto dell’Italia con il resto della Ue parla chiaro: siamo al primo posto nel prelievo (implicit tax rate) sui redditi da lavoro, sette punti oltre la media, al secondo in quello sui redditi d’impresa (tre volte il livello dell’Irlanda e 10 punti oltre la media).

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UNA VERGOGNA ! LE BANCHE RISARCISCONO E NESSUNO PARLA !

deciba associazione parma

Una vergogna inaudita,ogni giorno pubblichiamo sentenze,ordinanze,leggi che permettono ai cittadini di difendersi. Ormai la questione è seria,la maggior parte delle banche hanno applicato tassi di interesse che hanno compresso l’economia aziendale. Giornali come il sole 24 ore neanche prova ad accennare la questione,ma ciò che è più ci sorprende sono i “difensori” del popolo che non divulgano tali informazioni .

deciba

Bloccare per usura bancaria un asta giudiziaria è di poco interesse ?

Forse detto a parole non da emozioni,ma da vivo tutto cambio,la vostra casa viene pignorata dalla banca e successivamente va all’asta ,in breve vuol dire che dovete andare fuori dalla vostra casa. Questo vale anche per le aziende,molti non sanno che attraverso un controllo adeguato i soldi richiesti dalla banca spesso non esistono .

deciba associazione parma

Noi abbiamo divulgato video e ordinanze dei giudici,nella speranza che molti di voi condividano tali informazioni che spesso hanno salvato la vita delle persone ,quello che ci fa essere così forti e insistenti sono le lettere che riceviamo dai nostri lettori .

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photo-chain-lock-around-house-image25919095

Attraverso le nostre informazioni persone e aziende sono passati dal torto alla ragione ,parliamo del tribunale di PADOVA,REGGIO EMILIA ,BOLOGNA,ASTI,LECCO,BERGAMO ECC ECC ,parliamo di giudici che hanno bloccato ASTA GIUDIZIARIA PER USURA BANCARIA .

QUESTE LE ORDINANZE EMESSE

PROVVEDIMENTI_padova

usura mutuo

DECIBA SENTENZE

gaetano vilno deciba

pignoramento

mutuo usura banca

Questo video spiega i grandi risultati ottenuti

associazione deciba gaetano

come verificare gli illeciti nel vostro contratto di prestito

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Banca, mi neghi il mutuo senza motivo? PAGA i danni

C95NY4 Husband and wife in a consultation. Image shot 2009. Exact date unknown.

Premettendo che, dopo aver promesso l’erogazione del mutuo al cliente, a banca non può tirarsi indietro, all’ultimo minuto. Il principio di “buona fede” contrattuale che impone
ai privati di tenere un comportamento rispettoso della controparte e delle aspettative generate, con il proprio comportamento, nella conclusione dell’affare si applica anche agli istituti di credito. Che pertanto non possono, senza una valida ragione, interrompere le trattative con il cliente che chiede la concessione di un finanziamento. In caso contrario, scatta il risarcimento del danno che, se non può essere provato nel suo esatto ammontare, va liquidato “in via equitativa” (ossia secondo quanto appare giusto al giudice).

[1] Tiene una condotta contraria a buona fede la banca che, senza una valida ragione, interrompe le trattative con il privato che chiede la concessione di un mutuo. Il principio, in realtà, non è nuovo e si incontrano altri precedenti dello stesso tenore. È vero che la banca, in quanto soggetto privato, non ha un obbligo di contrarre con chicchessia e, oltre a imporre determinate garanzie, può anche scegliere con chi concludere il contratto e con chi no. Ma questo potere, sia in relazione alla funzione di interesse pubblico da essa esercitata, sia in relazione agli obblighi imposti dal codice civile, trova una serie di limitazioni. Limitazioni dettate innanzitutto dalla buona fede contrattuale e dal non frustrare le speranze già ingenerate, con il proprio comportamento, nel potenziale cliente. Sicché, in caso di negazione all’ultimo minuto, il soggetto potrebbe eventualmente agire tanto in via giudiziaria, quanto – più celermente e in modo economico – all’ABF, l’Arbitro bancario e finanziario che non poche volte ha dato torto agli istituti.   In particolare – si legge nella sentenza in commento – il codice civile

[2] impone alle parti di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto. Si tratta dell’obbligo di preservare gli interessi dell’altra parte, dalla cui violazione può scaturire un danno risarcibile. Ciò avviene, ad esempio, quando una parte interrompe senza un valido motivo le trattative già avanzate; o, ancora, non informa l’altra parte dell’esistenza di una causa di invalidità del contratto, così inducendola a confidare nella regolarità dell’accordo. Il cliente della banca può, giustamente, vantare un legittimo affidamento in ordine alla conclusione del contratto di mutuo quando si è, ormai, in una fase avanzata delle trattative e degli adempimenti richiesti e attuati (nel caso di specie, l’istituto aveva preteso dall’attore una relazione notarile sui suoi beni immobili offerti in garanzia, e poi, come confermato da un testimone, aveva avuto numerosi colloqui con il cliente: circostanze tali da poter ingenerare, nel complesso, una legittima aspettativa sul buon esito dell’operazione).  Inutile quindi sostenere scuse come quella secondo cui il cliente risultava segnalato alla Centrale rischi della Banca d’Italia ad opera di un’altra banca. I giustificati motivi che possono, al limite, consentire il recesso dalle trattative devono consistere in fatti sopravvenuti, eccezionali, non prevedibili e, soprattutto, non conoscibili in precedenza pur usando la diligenza richiesta agli operatori del settore.

Peraltro, il tribunale sostiene che la segnalazione alla Centrare rischi non è un valido motivo per negare il mutuo in quanto sganciata da ulteriori elementi che dimostrino, anche presuntivamente (ad esempio, per l’entità dell’ulteriore debito o per la scarsa patrimonializzazione), la dubbia solvibilità del richiedente. Tanto più che, con la concessione del mutuo, la banca consentito al cliente di estinguere un precedente debito con la stessa contratto (di natura chirografaria) a fronte di un nuovo finanziamento garantito invece da ipoteche.

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Conflitto d’interesse, poste MULTATE

POSTE

Le Poste Italiane sono state multate per aver violato l’obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nel valutare l’adeguatezza degli investimenti. Secondo Consob, il gruppo pubblico che si appresta a sbarcare in Borsa ha venduto ai clienti i prodotti finanziari che voleva spingere per massimizzare le commissioni incassate, senza tener conto delle loro esigenze. Infrangendo le norme che regolano i conflitti di interessi. Per questo l’authority ha sanzionato,per un totale di 60mila euro. Multa poco più che simbolica, anche se i comportamenti censurati sono passibili di aver danneggiato i risparmiatori.

Infatti, si legge nella delibera dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, la società ha compiuto “scelte strategiche, riflesse nei documenti riguardanti la pianificazione commerciale ed i sistemi di incentivazione, tali da orientare, in assenza di adeguata valorizzazione degli effettivi bisogni della clientela, la propria attività di commercializzazione su specifici prodotti o categorie di prodotti (prevalentemente caratterizzati da elevate commissioni up-front)”.

Dalle verifiche è emerso “il ricorso a disinvestimenti anticipati della clientela (effettuati prima della naturale scadenza del prodotto finanziario) anche di carattere massivo (…) strumentali alla utilizzazione delle risorse da essi rivenienti per l’acquisto di altri prodotti “a budget” in collocamento, determinando così un “effetto sostituzione” degli strumenti finanziari collocati presso gli investitori (c.d. switch), senza che si tenesse conto delle esigenze degli investitori”.

Poste si rivarrà su manager chiamati in causa dalla Consob, che ha comminato 20mila euro di multa a Sarmi, ex numero uno dell’azienda passato nel frattempo alla guida della Milano Serravalle, 14 mila euro al responsabile Bancoposta Paolo Martella, 7mila euro a Paolo Marchese, all’epoca responsabile Mercato privati, 6mila euro a Dario Sciacca, responsabile commerciale Privati, e 5mila euro a Francesca Sabetta, responsabile Prodotti finanziari.

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In Rosso di 230 mila Euro ,controlla la Banca gli devi 510 mila

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La storia di molti imprenditori Italiani,banche,equitalia,fisco sembrano essere fra i primi responsabili dei fallimenti aziendali .

Ormai abbiamo capito che attraverso l’informazione possiamo ribellarci e difenderci .

Attraverso l’associazione Deciba e i professionisti delegati Deciba impariamo tutti i giorni qualcosa che potrebbe davvero sconvolgere l’economia aziendale e famigliare .

usura bancaria

La storia della Signora Francesca è una come tante,artigiana che dopo molti anni si trova in difficoltà ,un po la crisi un po’ il sistema perverso creato ,per caso guarda sul web un video proprio trasmesso da noi,si presenta negli uffici di Parma di DECIBA 0521/241417 e racconta la sua storia . Si decide di partire con un controllo,le prime analisi sono chiare,la Banca deve restituire oltre 500 mila Euro al cliente .

I successi DECIBA si moltiplicano ogni giorno,l’affidabilità che questo gruppo a dimostrato è stato il segreto del successo stesso .

L’associazione DECIBA per molti rappresenta un esempio di comportamento e risultati ottenuti,la chiarezza e trasparenza hanno fatto diventare in poco tempo il gruppo DECIBA punto di riferimento per i migliori professionisti Italiani .

Se hai un’attività devi controllare il tuo conto corrente,devi controllare che la banca abbiamo fatto tutto regolare,spesso questo non accade,spesso la banca richiede denaro che non dovrebbe .

Siamo stati fra i primi a divulgare l’informazione sul Mutuo in usura,infatti siamo arrivati a 1 milione di visite ,ora dobbiamo fare conoscere alle alle aziende le grandi possibilità che hanno attraverso un controllo serio e accurato .

Molti imprenditori trascurano il fatto di controllare accuratamente il comportamento bancario,siamo sempre nella posizione di pecore che attendo l’estremo prima di reagire,meglio lupi.
La legge permette di chiedere un risarcimento alla Banca in caso di illegittimi,nei conto correnti prima del 2000 gli illegittimi sono molto frequenti vale la pena sempre controllare .

Questo video spiega i grandi risultati ottenuti

associazione deciba mutuo usura

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Per controllare il conto corrente servono movimento e scalari di ogni anno di attività,è possibile fare una preanalisi accurata che permetterà di comprendere quale è l’entità del risarcimento da richiedere alla banca .

www.deciba.it
0521/241417
email : financialsolution@libero.it

questi riferimenti vi aiuteranno ad avere chiarimenti per il lavoro da svolgere .

L’importanza di affidarsi a professionisti di qualità e seri è molto importante .

Il segretario Deciba Ilario Fabiano spiega il tesoro nascosto nei conto correnti

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ITALIANI VINCONO CONTRO LE BANCHE ECCO COME CONTROLLA IL TUO MUTUO

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Finalmente sono molti gli Italiani ad avere preso il giusto coraggio per fare causa alla Banca,siamo stati fra i primi a diffondere sentenze,leggi,ordinanze,i primi a diffondere video specifici che spiegassero in modo chiaro come controllare il proprio mutuo o conto corrente .

guarda il video

Abbiamo raggiunto un milione di persone fra tutti i video che parlano di illegittimi bancari,grazie all’associazione deciba questo è stato possibile

info : www.deciba.it 0521/241417

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ASTI SALVAGUARDIA VINTA-1-0

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photo-chain-lock-around-house-image25919095

Controllare i conto correnti ,leasing,Mutui deve diventare di moda,ormai tutti sanno questa possibilità,spesso in molti credono non sia vero. La nostra abitudine di diffondere sentenze e ordinanze a portato in molti ad approfondire l’argomento .

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I numeri sono impressionanti,dalle analisi fatte sono milioni di euro che gli Italiani devono prendere come risarcimento,arrivano molte email dove ci chiedono a chi rivolgersi,ci sono molti professionisti in Italiani,noi vi consigliamo di affidarvi ai professionisti selezionati da deciba,questo vi eviterà di incappare in qualche fregatura .

il sito www.deciba.it tel 0521/241417

usura bancaria

Ecco documentati i risultati ottenuti,controllare la banca deve essere normale

associazione deciba mutuo usura

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Problema Immigranti…Ci vuole AIUTO

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Bisogna  “bypassare” Dublino, come chiesto dallo stesso Matteo Renzi per “avere una politica di immigrazione europea, con un diritto di asilo europeo”, lo ha riconosciuto nei giorni scorsi Angela Merkel. Alla Germania si sono affiancati Francia e Gran Bretagna nel chiedere una riunione urgente dei responsabili dell’Ue per individuare “misure immediate”. La presidenza lussemburghese l’ha convocata a stretto giro, il 14 settembre a Bruxelles, dove si incontreranno i membri del Consiglio ministeriale Giustizia e Interni.

Il 25 agosto, sfruttando la cosiddetta clausola di sovranità del regolamento di Dublino III, la Merkel ha deciso di non rimandare indietro al primo Paese d’ingresso i profughi siriani che giungono in Germania. Il regolamento di Dublino III sul diritto d’asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce infatti che “una domanda d’asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III” del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta del paese di accesso nell’Unione europea. Come ricordato ieri da Renzi in un’intervista al Corriere della Sera, non esiste una vera e propria politica integrata europea sull’immigrazione, e ancora meno un diritto di asilo europeo. Oltre agli hot spot in Italia e Grecia per identificare i richiedenti asilo, Francia, Germania e Inghilterra chiedono misure immediate come una lista dei “paesi d’origine sicuri”, ma si tratta di passi avanti ancora timidi.

Che l’argomento sia particolarmente sensibile e complicato lo confermano le difficoltà incontrate tra i governi dell’Unione sulle quote obbligatorie per i profughi in Italia e in Grecia da ricollocare, nonostante l’accordo raggiunto su un (macchinoso) meccanismo volontario. Entro ottobre 32.256 profughi dovrebbero essere ricollocati dopo il via libera – atteso a settembre – dell’Europarlamento. Entro dicembre il numero dovrebbe salire a 40mila, dopo una serie di verifiche. A luglio, nonostante il pressing di Commissione e presidenza di turno dell’Ue, era stato impossibile raggiungere il target dei 40mila (stabilito dal vertice dei leader Ue di fine giugno), a causa delle forti resistenze di vari Paesi, tra cui Spagna e Austria. Entro fine anno il commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos intende presentare una proposta legislativa per un meccanismo permanente per il ricollocamento su scala europea, da attivare in situazioni di emergenza. Nei giorni scorsi, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha accusato i governi europei di inattività in materia di immigrazione. “La Commissione ha presentato la sua Agenda sull’immigrazione a maggio – ha spiegato in un’intervista -. Alcuni ministri ci criticano per una nostra inattività. Ma sono critiche ingiustificate. La colpa va data a loro, non a noi”. Juncker, contrarissimo a una “Europa dei muri e degli egoismi”, ha riconosciuto che “nessun paese può regolare le migrazioni efficacemente per suo conto. L’approccio deve essere più europeo e non c’è tempo da perdere”. “La Commissione – ha ricordato – ha proposto un sistema per distribuire equamente in seno all’Ue una parte delle persone che arrivano in Italia e in Grecia e necessitano di tutela. Vogliamo essere ancor più incisivi creando un meccanismo stabile. L’esistenza di confini esterni comuni ci impone di non abbandonare al loro destino i paesi che si trovano in prima linea, bensì di affrontare le sfide delle migrazioni con spirito di solidarietà”.

PROFUGHI DORMONO IN STAZIONE CENTRALE E PIAZZA DUCA D AOSTA, IMMIGRATI BIVACCANO (DAVIDE SALERNO, MILANO - 2015-06-12) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

PROFUGHI DORMONO IN STAZIONE CENTRALE E PIAZZA DUCA D AOSTA

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Giudici indagati per corruzione

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Fabio Lambertucci e Andrea Belba sono i nomi dei GIUDICI sotto indagine a Brescia – procura competente sul tribunale pavese – insieme al perito Fabrizio Montini. Alla base, la denuncia di una cittadina a cui era stata pignorata l”abitazione per un debito di 5mila euro per spese giudiziare dopo una banale causa condominiale. Ma il suo potrebbe non essere l’unico caso

Art.319 ter del codice penale: corruzione in atti giudiziari. E’ questa l’ipotesi investigativa che tre pm del tribunale di Brescia stanno percorrendo ai danni di due colleghi pavesi e di un perito del tribunale di Pavia. I giudici finiti nel registro delle notizie di reato sono Fabio Lambertucci e Andrea Balba, insieme con il geometra Fabrizio Montini.

L’intera vicenda ha inizio con l’esposto di Marta Merli che, in seguito a una lite condominiale, finita in tribunale, si è vista condannata a pagare le spese periziali e quindi poi pignorare la casa per soli 5000 euro. Di fronte al pericolo di vedere la propria casa, dove abitava con gli anziani genitori, andare all’asta per un debito così ridotto e insospettita da una serie di difformità che portavano sempre a giudizi a lei sfavorevoli, ha deciso di reagire e di segnalare tutte le anomalie ai giudici di Brescia, competenti sul tribunale pavese. Così i pm bresciani Lara Ghirardi, Ambrogio Cassani e Sandro Raimondi hanno avviato un’indagine sui colleghi pavesi.

Galeotta fu una crepa, che si era formata sulla sua villetta di Mezzana Rabattone, un comune di neanche 500 anime sulle rive del Po, a suo giudizio in seguito a dei lavori effettuati dal vicino. Questa la materia del contendere che li ha portati in tribunale. Chiamato a pronunciarsi sulla questione, il giudice Lambertucci dispone una perizia che viene effettuata dal geometra Montini. La perizia dà torto alla signora Merli ma soprattutto viene a costare 5122 euro, pari a 508 ore di lavoro, distribuiti in 254 giorni lavorativi. Un po’ tanto per una crepa su un muro, eccedente, secondo quanto riportato dal suo avvocato, le tabelle del Codice Unico in materia di spese giudiziarie. Nella parcella viene compreso anche il noleggio di una piattaforma aerea che, però, la signora Merli sostiene di non aver mai visto. Ad ogni modo le spese vengono imputate a lei, nonostante fosse ancora pendente il giudizio. La signora Merli lavora come infermiera in una casa per anziani e non può affrontare la spesa. Così, dopo un primo tentativo di opposizione andato a vuoto, chiede una rateizzazione del debito. Cosa che le viene negata. E’ a questo punto che la sua casa rischia di andare a finire in un’asta giudiziaria. Nell’intricata vicenda che segue, su una cosa insiste Marta Merli e cioè sul fatto che il giudice dell’esecuzione non ha mai fissato un’udienza per un giudizio di merito, nella quale, sostiene, avrebbe potuto spiegare le sue ragioni.

La stampa pavese ha riportato diversi casi di persone coinvolte in casi simili, accomunati da perizie contestate. I nomi di giudici e periti coinvolti sono sempre gli stessi, ma va detto che quello di Pavia è un un tribunale di medie dimensioni.mazzettagiudici_deciba

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Bankitalia e l’anatocismo…Legge CHIARA ?!?!?

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Delibera in consultazione: dal 1° gennaio la contabilizzazione degli interessi deve essere annuale, con un periodo di 60 giorni prima dell’esigibilità. Ma trascorso quel lasso di tempo, possono essere capitalizzati. Per Unimpresa è un modo di far rientrare l’anatocismo dalla finestra

Bankitalia, d’accordo con il Mef, mette in consultazione il testo per regolare l’anatocismo, il calcolo degli interessi sugli interessi, e già le prime reazioni del mondo imprenditoriale lo stroncano. E’ Unimpresa a puntare il dito contro la possibilità che gli interessi, una volta che un conto corrente abbia sconfinato in rosso, diventino esigibili nell’arco di sessanta giorni e quindi passino ad essere contabilizzati come capitale. Un meccanismo che li porterebbe a generare nuovamente interessi, in barba al divieto che ciò accada.
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La proposta. Via Nazionale ha scoperto le carte per risolvere il problema finito al centro di numerose controversie legali tra consumatori e istituti bancari, con una proposta di delibera del Cicr (il Comitato interministeriale per il credito e per il risparmio) che vada a sciogliere il nodo del secondo comma dell’articolo 120 del Testo Unico bancario. Un comma sul quale è intervenuta – da ultima – la Legge di Stabilità del dicembre 2013, che richiedeva una delibera proprio al Cicr.

Sul testo di legge si è scatenata una battaglia interpretativa. In poche parole, la questione è se gli interessi bancari possano essere capitalizzati – e quindi diventare una base sulla quale calcolare ulteriori interessi – o meno.

Come sempre la legge è ambigua sul punto: come afferma la stessa Bankitalia, “da un lato contiene riferimenti letterali alla capitalizzazione periodica degli interessi ma, dall’altro lato, vieta la produzione di ulteriori interessi da parte degli interessi capitalizzati, nonostante l’effetto della capitalizzazione sia proprio quello di passare gli interessi a sorte capitale e, dunque, far sì che la somma (dovuta per interessi e) passata a sorte capitale produca interessi”. La delibera proposta da Bankitalia scioglie il nodo ritenendo che “l’espressione ‘capitalizzazione’ possa essere interpretata come sinonimo di ‘conteggio o contabilizzazione’ e che il nuovo articolo 120 comma 2 intenda vietare la produzione di interessi anatocistici”. Una interpretazione già accolta in molti processi, che hanno portato alla vittoria dei consumatori contro le banche convenute.

Sciolto questo dubbio interpretativo, la proposta in consultazione fino al 23 ottobre stabilisce due principi, in vigore dal 2016: che gli interessi siano contabilizzati su base almeno annuale e separatamente dal capitale, e che gli stessi interessi (attivi e passivi) diventino esigibili trascorsi sessanta giorni. Sul primo versante, per Bankitalia opera un fattore di trasparenza: con una più facile lettura da parte dei clienti della banca, che rischiano diversamente di confondersi tra la rappresentazione di un tasso nominale e l’effettiva applicazione dello stesso su frazioni di anno.

Il secondo punto è più controverso. Per Bankitalia l’opzione dei sessanta giorni è valida perché “definire un congruo periodo per l’esigibilità degli interessi equivale a contemperare le esigenze delle parti creditrice e debitrice. Si ritiene congruo che un periodo minimo, di regola non inferiore a sessanta giorni, potrebbe decorrere dal ricevimento dell’estratto conto”. Ma su questo aspetto arrivano già le critiche. Come accennato, per Unimpresa “il Tesoro e la Banca d’Italia vogliono salvare l’anatocismo con una norma bluff: prima dichiarano di volerlo abolire definitivamente e poi lo dichiarano pienamente legale trascorsi appena due mesi dallo sconfinamento in rosso sul conto corrente”. Infatti, si legge nella delibera al quarto articolo, “decorso il termine di sessanta giorni, o quello superiore eventualmente stabilito, il cliente può autorizzare l’addebito degli interessi sul conto o sulla carta; in questo caso, la somma addebitata è sorte capitale”. Quindi torna a generare interessi.

Le critiche. Per Unimpresa “si tratta di un intervento vergognoso: non solo perchè viene clamorosamente aggirata una legge dello Stato oltre che calpestate numerose pronunce giurisprudenziali, ma soprattutto perché la misura corre il rischio di penalizzare fortemente le micro, piccole e medie imprese che si servono del conto corrente anche come forma alternativa al credito ordinario sempre più negato dalle banche”. Il presidente, Paolo Longobardi, nota che “la misura consentirà l’applicazione di interessi su altri interessi ‘vecchi’ di appena due mesi. Le operazioni interessate sono principalmente le aperture di credito in conto corrente e gli scoperti senza affidamento: nel primo caso le banche praticano tassi medi dell’11,64% per importi fino a 5.000 euro e del 9,85% per importi oltre 5.000 euro; nel secondo caso, i tassi medi praticati sono pari al 15,95% per importi fino a 1.500 euro e pari al 14,99% per importi oltre 1.500 euro. Tassi che a partire dal 1° gennaio 2016, stando al nuovo regolamento Cicr, verranno applicati su una base che si allargherà sempre di più ogni due mesi. Siamo di fronte all’ennesimo favore alle banche da parte del governo”.

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