BANKAITALIA SPA UNA STORA INCREDIBILE TUTTA ITALIANA

quote_banca_italia_deciba_gaetano_vilno

Bankitalia spa il suo vero nome ,organo di controllo delle banche è di proprietà delle banche,una storia paradossale portata dal Presidente DECIBA www.deciba.it Dott.Gaetano Vilnò al Parlamento Europeo

Questa l’assurda Storia davanti ai nostri occhi

La Banca d’Italia, dopo l’ultima legge bancaria, è divenuta una Spa totalmente privata, le cui quote sociali, caso unico nelle ex banche d’emissioni europee, attualmente socie della BCE, sono detenute solo da alcuni gruppi bancari ed assicurativi, anch’essi privati.
Da ciò deriva l’insanabile e di gran lunga il più devastante conflitto d’interessi esistente poiché, la B. I. attraverso la vigilanza e sorveglianza, che ancora detiene sull’intero sistema bancario e creditizio, compreso sulle banche sue socie, esercita in assoluta autonomia il controllo economico e monetario dell’intera Nazione, secondo propri fini, disgiunti, diversi e spesso contrastanti da quelli governativi. In questa situazione il ruolo dei politici, eletti democraticamente, in campo economico è ridotto a quello di semplici comparse mosse dall’attenta regia del privatissimo Istituto di Via Nazionale, retto da organismi autocratici ed autoreferenziali. Le pesanti polemiche esistenti in campo finanziario e monetario, sono tutte imputabili a questa degenerata situazione, forzatamente in atto sul teatro della politica economica nazionale, giacché la vigilanza, oltre che nei confronti delle altre banche, viene svolta anche presso quelle socie di Bankitalia stessa.
Il Governo se intende veramente governare le sorti del Paese e mantenere gli impegni assunti con gli elettori, deve agire risolutamente e rapidamente per trasferire da Bankitalia all’Esecutivo, che avendone avuto il mandato risponde del suo operato ai cittadini, la vera guida economica e per conseguenza anche quella politica dell’intera Nazione.
A riprova del conflitto istituzionale, Antonio Fazio, convinto di dover esercitare il ruolo di Governatore dell’Italia intera, invadendo campi non propri per distogliere l’attenzione dalla sua chiacchierata istituzione che governa, discredita pubblicamente l’operato dell’Esecutivo politico sostenendo, senza alcun pudore, che per rilanciare l’economia nazionale occorre destinare più risorse per rimettere in moto i cantieri delle “Opere Pubbliche” e ridurre il debito pubblico nazionale.
Simili affermazioni rappresentano delle ovvietà se profferite da un profano, ma sulle labbra del Governatore suonano come una beffarda provocazione..
Per ottemperare le accorate esortazioni del Governatore Fazio e quelle inerenti al “mezzogiorno” del Presidente Ciampi, nonché Governatore Onorario di Bankitalia, occorre che il Governo, in proprio ed in nome e per conto delle altre Pubbliche Amministrazioni, agisca rapidamente per rientrare in possesso delle ingentissime somme corrispondenti ai famosi “Residui Passivi” (si parla di oltre 600 mila miliardi di Lire, 110 mila miliardi solo nel 1995) allora versate ed ancora giacenti proprio nelle casse della Banca d’Italia.
L’operazione in sé risulta di vitale importanza giacché questa gigantesca massa monetaria liquida ed utilizzabile, sottratta dalla circolazione, della quale mancanza ne risente pesantemente l’economia dell’intero mercato, era destinata proprio alla realizzazione delle opere di pubblica utilità.
Questa macroscopica operazione, realizzata progressivamente, con la benedizione dei governi di sinistra e con quelli a guida di esponenti bancari, ha determinato :
– la progressiva deflazione sull’intero mercato nazionale con la caduta degli investimenti strutturali e la mortificazione del PIL (artatamente si continua a confonde l’aumento dei prezzi per inflazione)
– l’impossibilità di poter destinare alla ricerca, pubblica e privata, le indispensabili risorse finanziarie, della qual cosa i soliti “soloni”, oggi, ne denunciano le gravi conseguenze
– l’impoverimento generale dell’intero sistema economico nazionale, sia pubblico che privato che si ripercuote direttamente ed indirettamente su tutti i cittadini.
La situazione risulta ancor più grave se si considera che: mentre la circolazione monetaria si è drasticamente ridotta, il debito pubblico generato dall’emissione monetaria corrispondente alla somma dei residui passivi congelati, è stato mantenuto in essere. (dalla comparsa difensiva della Banca d’Italia chiamata in giudizio: “…come visto, la moneta viene infatti immessa nel mercato … la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti, (che nulla le sono costati, salvo le spese tipografiche ndr) i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell’Istituto d’Emissione acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli del debito pubblico ndr) che vengono invece appostati nell’attivo”
Pertanto o lo Stato si riappropria di queste ingentissime somme per aprire nuovi cantieri e mettere in sicurezza il disastrato territorio, ma anche per riassettare il proprio bilancio, o deve pretendere l’abbattimento del debito pubblico corrispondente all’importo della massa monetaria sparita.
Ci si augura che le pattuglie dei “fazisti”, annidate nei vari schieramenti politici, sia di maggioranza che d’opposizione, non assumano il sopravvento all’interno della rispettiva compagine politica esercitando il ruolo del Cavallo di Troia per conto di “bankitalia & affini”. Ciò vale in primis per AN, in virtù delle proprie radici politiche e culturali, (Quota Novanta docet), non tanto per non ricoprire il ruolo, secondo la visione poundiana, dei “camerieri dei banchieri” , quanto per essere conseguenti al consenso ricevuto dai propri elettori, sempre più sensibili alla giustizia economica e sociale. Al danno non può essere aggiunto e sopportabile anche la beffa.

Di Savino Frigiola

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

PRESIDENTE DECIBA GAETANO VILNO INVITATO AL PARLAMENTO EUROPEO

parlamento-europeo-gaetano-vilno-banche-deciba

L’invito è arrivato da parte del Parlamento Europeo dopo aver richiesto indagine per il conflitto di interesse fra BANKAITALIA SPA e le banche stesse

http://www.deciba.it/comunicati/item/62-comunicato-stampa-petizione-consob-banca-italia-deciba-unione-europea

Qui sarà possibile partecipare alla diretta di Giovedì 7 Settembre 2017 dalle ore 11 in poi,ospite il Presidente dell’associazione DECIBA Gaetano Vilnò

http://www.europarl.europa.eu/committees/en/PETI/home.html

Economic and Monetary Affairs

Petition 709/2016 by Gaetano Vilno (Italian) on alleged conflict of interest between Italian banks and the national supervisory authority
(in the presence of the petitioner)

QUI Elenco ospiti della giornata

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PETI-OJ-20170907-1&secondRef=01&format=XML&language=EN

La questione è stata presa sul serio,tanto che una Commissione ascolterà le parole e valuterà i fatti,l’oggetto della discussione è il chiaro conflitto di interesse fra banca Italia Spa e le banche stesse

In sintesi questa la storia

Il Presidente Deciba Gaetano Vilnò parla di banche

Maastricht

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge numero 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.
Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 7 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:
viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la “facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro”. Ovvero dal 1992 la Banca d’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;Giulio Andreotti come presidente del Consiglio assieme al ministro degli Esteri Gianni de Michelis e al ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC) e la Banca Centrale Europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.
I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il Decreto Ministeriale numero 561, pone il segreto su:
“articolo 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria…;
d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;
e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea…
Articolo 3. a ) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni… sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari…; ecc. …)”.

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetariaIl 1 gennaio 2002 l’Italia ed altri Paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 4 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca d’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano riservate) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell’articolo 3 del suo statuto (“In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge numero 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca d’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.
In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che si decidevano da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.
Non è possibile che il ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò. Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca d’Italia:
come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;
come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca d’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;
come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;
come, ex articolo 107 del Trattato di Maastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.
come la succitata previsione faccia si che la BCE sia un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;
come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre Stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei Paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca d’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’articolo 1 che recita: “… La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati;
L’articolo 11 della Costituzione che recita: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’articolo 11 della Costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale.
Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.
Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria. La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli articoli:
241 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”.
283 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE , anche esterno allo Stato. Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco. Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 numero 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli articoli 241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del Paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica? Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti. Se invece si attenta alla Costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato. I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la Costituzione senza più rischiare assolutamente nulla. Certo, questa modifica priva la nostra repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga.

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16.751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca d’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge: “… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo Stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati. E allora che fare? Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’articolo 3 dello Statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, anche l’articolo 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato a dicembre del 2006. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per Statuto.
La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

Lisbona
I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione Europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

evitare di far votare la popolazione;
rendere il testo illeggibile.

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla Trattato. Poi, per non far capire al cittadino che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:
l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;
il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”;
il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione Europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora manca solo la ratifica dei vari Stati.
Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’8 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.
In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi ( Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, il Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere.
Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’articolo 1 e 11 della nostra Costituzione.
L’articolo 1 perchè, come detto, lo Stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’articolo 11 perché, come abbiano visto: “L’Italia… consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità”.Lo Stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair. La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla cosiddetta Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro “azioni terroristiche” in qualunque altra nazione. Il problema e che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche”. Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Iraq? A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà poi essere coperta con il segreto di Stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale.

Ma il dato più allarmante è che con il Trattato di Lisbona viene reintrodotta la pena di morte. Ovviamente tale dicitura non è chiaramente presente nel testo, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).
Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).
La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia). In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia

– con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati:
– nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla Costituzione;
– nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un Trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc.) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce;
– ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di Stato

Si ringrazia www.disinformazione.it

La crisi non esiste,la crisi è provocata dalla banche che chiedono rientri e non rilasciano presiti,questo provoca un’economia ferma e senza sbocchi .

Diffondete l’informazione AIUTATECI AD AIUTARVI

Partecipanti al capitale Ente partecipante
Intesa Sanpaolo S.p.A.
UniCredit S.p.A.
Assicurazioni Generali S.p.A.
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. INPS
Banca Carige S.p.A. – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A.
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A. Fondiaria – SAI S.p.A.
Allianz Società per Azioni
Banco Popolare s.c.
Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A.
Cassa di Risparmio di Asti S.p.A.
Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A.
Banca delle Marche S.p.A.
INAIL
Milano Assicurazioni
Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia S.p.A. (CARIFVG S.P.A.) Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia S.p.A.
Cassa di Risparmio dell’Umbria S.p.A.
Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A.
Banca Popolare di Milano S.c.a r.l.
Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.A.
Banca Regionale Europea S.p.A.
Cassa di Risparmio di Fossano S.p.A.
Banca Popolare di Vicenza S.c.p.A.
Cassa di Risparmio di Cesena S.p.A.
Banca dell’Adriatico S.p.A.
Cassa di Risparmio di S. Miniato S.p.A.
Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.
Banca Carime S.p.A.
Società Reale Mutua Assicurazioni
Veneto Banca S.c.p.a.

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

CONOSCERE LE BANCHE SALVERA’ LE AZIENDE DI GAETANO VILNO

gaetano_vilno_sitema_bancario_deciba_esperto_diritto_bancario

Da molto tempo si parla di banche e lo stra potere che da troppo tempo hanno,in realtà le soluzioni ci sono ma non esistono ancora professionisti specifiche in questo campo . Spesso si pensa al commercialista o l’avvocato questo il primo errore,queste professioni non sono necessariamente esperte in diritto bancario.

Quello che dobbiamo fare è cambiare percezione della banca,vederla semplicemente per quello che è,un’azienda. Oggi con gli strumenti che abbiamo controlliamo tutto,pensateci,non è paradossale non controllare il gestore del nostro denaro ? Ci sono tantissimi strumenti di controllo e tantissime possibilità di avere risarcimenti,eppure ancora questo argomento è nascosto.

Non possiamo menzionare la scarsa professionalità di chi si è improvvisato a fare questo mestiere,abbiamo visto “cose che voi essere umani non potete neanche immagine ” scherzi a parte abbiamo verificato perizie e metodologie che si avvicinano alla truffa. Il primo passo per vincere contro la banca è il più banale,avere ragione,sembra una banalità ma vi assicuro che non la è,non possiamo chiede denaro come risarcimento alla banca se la banca non ha sbagliato e purtroppo per molto tempo è successo questo,al costo di vendere una perizia società e pseudo professionisti hanno inventato teorie matematica che poi non trovavano nessun sbocco nel campo legale.

In questa breve intervista spiego meglio vari concetti

Ulteriori informazioni www.deciba.it www-deciba-professional.it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

MUTUO GRATIS SE LA BANCA SBAGLIA VIDEOTUTORIAL

mutuo-gratis_deciba_video-usura

La Legge è chiara e non lascia dubbi,se il Mutuo supera il tasso soglia diventa gratuito.

Salvo diversa volontà delle parti,il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante . Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Questo il testo di Legge,a conferma la famosa sentenza di Cassazione Civile, sez. I, sentenza 09/01/2013 n° 350

Ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 c.c., co. 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori. Infatti il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, co. 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione tale assunto

Questo Video spiega con semplicità tutte le procedure,dubbi,soluzioni.

Ulteriori informazioni

www.deciba.it
www.deciba-professional.it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nulla è dovuto cartelle d’Equitalia notificate dopo il 2008: finalmente un sospiro di sollievo

rottamazione_equitalia_difenrdersi_gaetano_vilno

Sentenza epocale che rende nulle tutte le cartelle d’Equitalia notificate dopo il 2008: finalmente un sospiro di sollievo

Finalmente un po’ di ossigeno per coloro che storcono il naso ogni volta che si trovano davanti a una cartella esattoriale, o che semplicemente sentono la famigerata parola Equitalia.
A dare sollievo ai tanti vessati sono varie sentenze, tra cui quella della Cassazione (Civile tributaria) n.4516 del 21 Marzo 2012, corroborata dalla sentenza del T.A.R. Lazio che annullava le cartelle d’Equitalia non redatte o firmate da un dirigente.
Sostanza della sentenza di Cassazione, è la necessaria precisione con cui deve essere redatta la cartella, non dovendosi limitare alla cifra globale, ma bensì dettagliare ogni singolo calcolo e specificare le singole aliquote che annualmente sono state maturate. Questo per evitare la situazione in cui sia il contribuente a fare le indagini, al che risulterebbe una violazione del diritto di difesa che è del resto costituzionalmente garantito.

NULLO E’ DOVUTO A EQUITALIA

A seminare ogni dubbio quindi, tutte le cartelle notificate dopo il mese di Giugno del 2008 sono illegittime se prive dell’indicazione della base di calcolo.
A rincarare la dose è poi una seconda sentenza, questa volta della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che con sentenza n.92 del 1° Ottobre del 2012, che ricalca quella della Cassazione, in particolare specifica che l’atto di riscossione deve presentare tutti gli elementi che consentono al contribuente di verificare la correttezza dei calcoli effettuati (es. metodo calcolo interessi), altrimenti è invalida, quindi a tutti gli effetti la cartella è nulla e non va pagata.

Da qualche tempo le trasmissioni di denuncia né parlano,sia Equitalia che l’ufficio delle entrate sbagliano,vale la pena fare un’accertamento su cosa è giusto pagare e su cosa no .

Ulteriori informazioni www.dicie.it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

POTERE DELLE BANCHE ? ECCO COME CONTROLLARLE

deciba_gaetano_vilno_usura_diritto_bancario_analisi

Lo strapotere delle banche sembra non avere controllo,eppure attraverso la Legge è possibile controllarle e vincere davanti ai Giudici .

Il credito riveste sempre più un ruolo centrale nella vita di famiglie e imprese,ma per evitare di prendere decisioni sbagliate,sovraindebitarsi e sottoscrivere contratti ad alto rischio o con tassi di usura occorre avere una adeguata conoscenza dei prodotti finanziari. Attraverso la nostra attività di controllo e consulenza dei prodotti finanziari ha affermato il Presidente Nazionale D.E.C.I.BA Dott.Gaetano Vilnò situazioni illegittime che mettono in risalto innumerevoli illeciti e reati commessi dalla banca. Le violazioni rilevate più frequenti sono Usura e indeterminatezza per quanto riguarda Mutui,Lesing,Prestiti,per poi passare al famoso Anatocismo che appartiene al mondo dei conto correnti affidati . A fronte di controlli econometrici DECIBA www.deciba.it ha stabilito che il 70% dei contratti sotto accertamento contengono illeciti o reati,l’articolo 1815 cc stabilisce che nel caso di superamento tasso soglia usura il contratto diventa gratuito. In parole semplici viene restituiti il solo capitale e non gli interessi.

Chi ha attivato l’accertamento ha ottenuto risultati eclatanti

La materia è specifica e richiede una preparazione adeguata,attualmente troppe persone improvvisate hanno intrapreso il diritto bancario creando l’effetto contrario,perdere la causa. Il Presidente DECIBA Gaetano Vilnò assicura che la Legge funziona ed è giusto chiedere i propri diritti,la maggior parte delle cause perse sono per errori professionali. Avvocati,Periti,consulenti,Associazioni,Caf,paradossalmente abbiamo visto che sono proprio loro a commettere gli errori più eclatanti. Un aspetto interessante è la negoziazione,quando la banca comprende di avere torto spesso accetta di transare senza necessariamente andare in causa,accade il perfetto contrario quando ci sono perizie sbagliate o professionisti che propongono alla banca diritti non dovuti. Fate causa alla banca ma accertatevi che il vostro professionista sia preparato nella materia .
Ulteriori informazioni www.deciba.it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

I versamenti in banca vanno giustificati: in galera se non puoi giustificare

deciba_evasione_fiscale_conto_corrente

I versamenti in banca vanno giustificati: presunzione di evasione estesa ai liberi professionisti
Una recente sentenza della Corte di Cassazione estende la presunzione di evasione anche ai liberi professionisti: ecco perché i versamenti su conto corrente vanno sempre giustificati.

I versamenti sul conto corrente vanno sempre giustificati, altrimenti per l’Agenzia delle Entrate potrebbero trattarsi di redditi in nero.

È questo il punto centrale di un’importante sentenza estiva della Corte di Cassazione – la numero 19806 del 9 agosto 2017 – che estende anche per i liberi professionisti, come avvocati, medici e commercialisti, la presunzione di evasione fiscale in caso di versamenti non giustificati.

Il fisco quindi oltre a controllare i bonifici ricevuti da terze persone, vigila anche sui versamenti effettuati direttamente dal libero professionista o da un semplice cittadino; nel caso in cui non sia possibile individuare la fonte di un determinato versamento, infatti, l’Agenzia delle Entrate può notificare un accertamento fiscale.

Sarà poi colui che ha effettuato il versamento a dover dimostrare che non si tratta di un’evasione fiscale, facendo chiarezza sulla provenienza dei soldi versati sul conto ma non menzionati nella dichiarazione dei redditi. Nessun problema invece per i prelievi da conto corrente, poiché in tal caso il titolare può prendere qualsiasi somma senza dover per forza indicare la motivazione.

Nel pieno della sospensione feriale del tribunale quindi la Corte di Cassazione ha emanato una sentenza che rivoluzionerà i rapporti tra gli studi dei liberi professionisti e il fisco; ecco tutti i dettagli di quanto dichiarato dal Palazzo di Giustizia.

Perché è importante giustificare i versamenti?
È il titolare di un conto corrente a dover dimostrare la provenienza dei vari versamenti per difendersi dall’accusa di evasione; ecco perché bisogna conservare qualsiasi documento che vi metta al riparo da un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Infatti, se in caso di controllo bancario l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare dei versamenti non giustificati, questa fa scattare un accertamento con il titolare del conto corrente che sarà costretto a difendersi dall’accusa di evasione fiscale.

Questo perché il nostro ordinamento attribuisce la “presunzione di evasione fiscale” in favore del fisco; basta quindi una somma versata ma non dichiarata nel 730 per far pensare ad un’evasione fiscale.

Questi versamenti possono essere accertati dall’Agenzia delle Entrate come redditi “in nero” del libero professionista, a meno che questo non dimostri la reale provenienza dei fondi.

La sentenza 19806/2017 della Corte di Cassazione è molto importante perché ribalta quanto espresso dalla Corte Costituzionale nel 2014 (sentenza n°228): questa aveva dichiarato inapplicabile ai liberi professionisti la “presunzione di evasione fiscale” valida invece per i versamenti sul conto corrente non giustificati dagli imprenditori.

Anche avvocati, medici, commercialisti e architetti quindi devono stare molto attenti a quanto versato in banca se vogliono evitare un contenzioso con il fisco.

DECIBA www.deciba.it Esprime volgarità nella normativa “siamo in un’epoca bancocratica,questa è un’inquisizione fiscale .

La Corte di Cassazione ha poi specificato che il versamento va giustificato tramite una prova documentale e non testimoniale: niente dichiarazioni controfirmate da un testimone quindi, ma solo contratti, atti pubblici o estratti conto.

Niente accertamenti per i prelievi da conto corrente
Se bisogna prestare particolare attenzione ai versamenti sul conto corrente, imprenditori e liberi professionisti possono stare tranquilli per i prelievi effettuati. Come specificato dalla Corte di Cassazione, infatti, i prelievi fatti da conto bancario non sono sufficienti per giustificare un accertamento poiché non costituiscono una prova per la presunzione di evasione.

Il libero professionista quindi è libero di prendere quanto vuole dal proprio conto corrente – entro i limiti stabiliti dalla propria banca – senza dover fornire alcuna giustificazione al fisco. L’Agenzia delle Entrate non potrà chiedere le ragioni di tale prelievo, poiché non è detto che la somma prelevata venga spesa in qualche modo (per assurdo si possono tenere i soldi anche sotto il materasso).

Diverso il discorso per i versamenti, i quali se non giustificati danno il via ad un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate: e dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione tutte le persone fisiche potranno essere
vittime, compresi i liberi professionisti.

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

CONTROLLARE LA BANCA UN VERO BUSINESS PROCEDURE

deciba_analisi_banca_gaetano_vilno_mutuo

Il peso di un mutuo si fa ben sentire da chiunque ma ancora più se aggravato in maniera non del tutto lecita. A confermare il tutto ci ha pensato proprio uno studio effettuato dalla Associazione DECIBA che ha raccolto i dati delle seguenti irregolarità. Circa tre mutui su quattro sono irregolari, OLTRE 80% dei casi chi ha stipulato un muto a tasso variabile dopo il 2003 adesso si trova a dover pagare molto di più di quanto dovuto.Oltre a questa prima analisi gratuita DECIBA è in grado di individuare altri illeciti e reati, come usura, anatocismo e indeterminatezza.

Sono molti i dubbi in questo campo, sia perché non è nota ai più quali siano le procedure da seguire, sia perché gli operatori che si dedicano a questa materia si stanno moltiplicano rapidamente.

Per avere risposte affidabili abbiamo chiesto a D.E.C.I.BA

Per ottenere un chiaro quadro della situazione

Dobbiamo necessariamente differenziare gli argomenti

Conto corrente ante 2000

Parliamo di conto correnti accesi prima del 2000. In questo caso specifico i parametri di controllo sono molto più forti giuridicamente poichè nel 2000 uscì una legge di compensazione riguardante l’anatocismo. Dopo il 2000 gli illeciti rilevati sono di minor entità ma cmq esistenti, prima del 2000 invece, si ha sicuramente più forza sia giuridicamente sia nei numeri. Controllare attraverso una pre analisi diventa uno strumento importante, per effettuarla servono movimenti a scalare e movimenti, si attiva un’analisi a campione e si stabilisce quanto la banca dovrà restituire.

Questo video del Presidente DECIBA Dott.Gaetano Vilnò vi darà importanti indicazioni

Conto correnti dopo il 2000

In questo caso, come anticipato, l’anatocismo è stato soppresso da una legge ad hoc per le banche, anche se in discussione, il parametro di controllo è diverso, si controllano i superamenti tassi soglia usura in ogni trimestre, così facendo stabiliremo un continuo di questo reato e stabiliremo quanto la banca dovrà restituire .

Un esempio per capire meglio:

un controllo di un conto corrente aziendale con affidamento di Euro 100.000 (centomila) utilizzato per 15 anni ha dato come risultato Euro 882.000 (ottocentoottantaduemila) che la banca dovrà restituire al cliente. Numeri indubbiamente numeri incredibili, per questo vale la pena fare controlli adeguati.

Mutuo
Argomento completamente diverso, la rilevazione viene fatta alla fonte, viene preso il contratto notarile, piano di ammortamento ed eventuali costi, solitamente i controlli di base sono superamento tasso soglia usura all’atto del contratto, indeterminatezza ex art. 117 TUB e pubblicità ingannevole. Successivamente alla preanalisi vengono effettuati ulteriori controlli, usura sopravvenuta e calcoli di anatocismo. Nel caso ci sia il superamento del tasso soglia usura, tutti gli interessi pagati dovranno essere restituiti e quelli futuri non dovranno essere pagati. Ciò è stabilito sia dell’art.1815 cc, sia dalla Legge 108/96.

Leasing
Vale bene o male la stessa regola del Mutuo: essendo un contratto di diversa tipologia ci sono conteggi diversi, ma la sostanza non cambia .

La Procedura adottata di suddivide in varie fasi

Pre analisi
In questa fase si effettua una prima verifica e si stabilisce se valga la pena andare avanti o meno, teniamo presente che la maggior parte delle problematiche si rilevano proprio in questa fase, se la diagnosi è sbagliata sarà sbagliata anche la cura .

SECONDA FASE

Stesura perizia econometrica, relazione legale, richiesta di transazione con la banca. In breve si avverte la banca di eventuali illeciti o reati e si invita a chiudere la situazione senza intraprendere una causa. I dati istat parlano del 45,8 % di chiusura senza causa se la banca si presenta in transazione. Nel caso la banca non scenda a compromesso si da avvio alla terza fase.

TERZA FASE

Tale fase prevede atto di citazione e inizio causa. In questo caso è possibile ancora mediare. E’ bene ricordare che anche la banca quando vede che si fa sul serio inizia a pensare ai costi della causa e alle reali probabilità di perdita. Difficilmente la Banca vince davanti ai giudici quando ha torto, la banca contrariamente vince per un problema legato ai costi da affrontare per il consumatore per attivare tutte le procedure di controllo e difesa.

Costi

Variano in base alle procedure da svolgere, per le preanalisi di mutui e leasing è possibile non affrontare alcuna spesa, diverso è per i conto correnti poiché il controllo richiede un lavoro molto più lungo e complesso. Una società seria vi elencherà quanto descritto in modo trasparente aggiungendo i vari costi da sostenere per le diverse fasi

Una considerazione importante è la preparazione del professionista,transare con la banca non è facile ma i dati sono chiari,se la banca si trova davanti ad una possibilità reale di perdere tende a chiudere senza andare in causa .

Questo mercato da 5 anni ha sviluppato molti pseudo professionisti del settore,si parla di oltre 450 fra società,associazioni,Avvocati,Commercialisti,secondo DECIBA solo il 25% è adeguatamente preparato a rilevare illeciti e reati che porteranno poi un reale beneficio al cliente.Questo settore è in continua evoluzione e ci sono per ora ancora troppi dubbi,affidarsi a professionisti preparati è il primo passo per vincere.

Ulteriori informazioni www.deciba.it www.deciba-professional-it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

DIFFIDA AL RECUPERO CREDITO ? RECENTE SENTENZA

Recupero-Crediti--Privacy-non-ae-reato-comunicare-deciba_gaetano_vilno _diritto_bancario

Valide le lettere di diffida, i solleciti di pagamento e le telefonate del call center di recupero crediti presso l’indirizzo dei genitori del debitore se questi convive ancora con loro.
Ricevere una telefonata o una lettera da parte di un recupero crediti non fa mai piacere; così ogni scusa è buona per non pagare. Una delle motivazioni più ricorrenti per contrastare il recupero crediti è la asserita lesione della privacy. E di certo non sempre i call center vanno sul sottile, prestando spesso il fianco a più di una critica (si pensi, ad esempio, a chi viene contattato sul lavoro o ricercato presso la casa dei genitori). Il problema non è da poco ed è tutt’altro che pretestuoso. Immaginiamo di ricevere una telefonata da un operatore, di cui non conosciamo l’identità né la società per cui lavora. Questi tuttavia dimostra di sapere tutto di noi: non solo il nostro nome e cognome, ma anche quanto abbiamo sul conto, quanti soldi abbiamo ricevuto dalla banca come finanziamento, per quale scopo ci sono stati prestati, chi sono i nostri familiari che, insieme a noi, hanno firmato il mutuo e quant’è il debito residuo che ci rimane da pagare. Insomma, un soggetto – del tutto estraneo dal nostro istituto di credito – sa la nostra storia finanziaria. È lecito questo trattamento dei dati? La banca può rivelare il debito del proprio cliente a una società di recupero crediti? La risposta è in una recente sentenza della Cassazione

Secondo la Corte, la banca non lede la riservatezza del cliente se utilizza i suoi dati per recuperare i suoi crediti. Il debitore non può quindi contestare la diffusione delle informazioni finanziarie che lo riguardano, neanche se dovessero arrivare solleciti di pagamento o telefonate del call center a casa dei genitori con cui questi convive.

In relazione al trattamento dei dati personali la legge stabilisce che questi vanno gestiti rispettando «i canoni della correttezza, pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità del loro nuovo utilizzo, ma non è necessario il consenso dell’interessato ove i dati stessi siano impiegati per esigenza di difesa delle proprie situazioni soggettive e negli stretti limiti in cui ciò sia necessario.

La banca può quindi utilizzare i dati del cliente debitore al solo fine di realizzare le proprie ragioni anche delegando una società di recupero crediti. Ne deriva che se il debitore vive ancora con i genitori, ben può la banca o la società di recupero crediti inviare i solleciti di pagamento all’indirizzo di questi o le comunicazioni telefoniche all’utenza degli stessi: ciò non configura un uso illecito dei dati personali del cliente.

Commento del Presidente DECIBA Dott.Gaetano Vilnò

“Il tutto è ragionevole,ci sono reati come l’estensione,ricatto,stalking,spesso le società di recupero credito vanno oltre a richiedere semplicemente il recupero credito,in quel caso una denuncia risolve ”

Questa telefonata non è regolare nei toni

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

SALDO ZERO SE LA BANCA CON CONSEGNA I VECCHI ESTRATTI CONTI

estratto-conto-banca-obbligo_consegna_vecchi_deciba_gaetano_vilno

Domanda.

La mia banca sostiene di non potermi dare gli estratti conto del 2003 e del 2004 perché sono passati più di dieci anni. C’è rimedio?

Se la banca non dimostra il debito vantato cosa succede ? nulla è dovuto .

Ci sono due risposte,la prima è la più importante,Sentenze e Legge,la seconda meno importante,arbitro bancario. Andiamo ad analizzare i fatti .

Risposta.

La tematica prevede soluzioni differenti in base al motivo della richiesta. Quando infatti si è in presenza di fattispecie che riguardano la sostanza giuridica dell’estratto conto, vale a dire la prova del credito e del corrispondente debito, la giurisprudenza degli ultimi anni si è fatta favorevole per il cliente. Per esempio la sentenza di Cassazione 23974 del 25 novembre 2010 ha sancito l’obbligo per la banca di produrre gli estratti conto integrali, a far data dall’apertura del conto e sino alla data per cui pretenda il pagamento nel caso in cui sia dichiarata l’invalidità di clausole che abbiano comportato l’addebito di interessi, spese o commissioni. Né tanto meno la banca può invocare l’obbligo di conservare le scritture contabili per soli dieci anni dall’effettuazione di ciascuna operazione, perché l’onere di conservazione della documentazione contabile è ben distinto dall’onere di provare il proprio credito e ogni richiesta della banca di pagamento di un proprio credito deve essere accompagnata dalla produzione della documentazione completa riguardo il rapporto di conto corrente. Per quanto sopra indicato quindi una volta che sia stata dichiarata l’invalidità di clausole bancarie che abbiano comportato l’addebito di interessi, spese o commissioni a carico del correntista, la banca ha sempre l’onere di produrre gli estratti conto integrali, a far data dall’apertura del conto e sino alla data per cui pretenda il pagamento e non potrà sottrarsi a tale onere dichiarando di avere proceduto alla distruzione della documentazione anteriore al decennio.

L’analoga sentenza 23974 del 25 novembre 2010 obbliga la banca a produrre gli estratti conto integrali una volta che sia stata dichiarata l’invalidità di clausole bancarie che comportino l’addebito di interessi, spese o commissioni a carico del correntista.

Non finisce qui:

la sentenza 18541 del 2 agosto 2013, obbliga la banca a produrre in giudizio gli estratti conto a partire dall’apertura del rapporto nei casi in cui sia contestata per mancanza di requisiti di legge la
degli interessi ultra-legali. I requisiti che mancano sono quelli contrattuali, ossia non aver previsto nel contratto gli interessi ultra-legali, abitudine che gi istituti avevano fino a pochi anni fa.
Per questioni riguardanti altre fattispecie, come per esempio la semplice verifica dell’esistenza di un movimento di conto corrente, non si hanno invece a disposizione soluzioni favorevoli perché i Collegi dell’Arbitro Bancario respingono sempre le istanze dei clienti, accogliendo la tesi della prescrizione decennale addotta dagli intermediari.

Le banche non hanno nessuno interesse a consegnare i documenti,se le aziende verificassero la regolarità del proprio conto corrente probabilmente i debiti vantati dalle banche non esisterebbero o quasi.

Queste le parole di uno dei massimi esperti del settore Dott.Gaetano Vilnò Presidente DECIBA .

Ulteriori informazioni www.deciba.it

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento