COSA SUCCEDEREBBE SE I CITTADINI CONTROLLASERO I CONTRATTI BANCARI ? SPAVENTOSA RISPOSTA

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Ma quanti di noi quando si recano presso una banca per contrattare un mutuo hanno le idee chiare di ciò che si sta facendo? Quanti di noi capiscono cosa c’ è scritto in un contratto di mutuo? Chi riesce a capire tutte le varie clausole scritte così in piccolo in un contratto di scoperto di conto? Chi sa cos’ è l’ interesse di usura? Chi sa cos’ è l’ anatocismo praticato dalle banche? Chi sa la differenza tra il tasso d’ interesse nominale e quello effettivo( TAN e TAEG )? Chi sa leggere con chiarezza e precisione tra le righe di un estratto conto? Io credo e so che la maggioranza delle persone non comprende tutte queste cose. Tra queste persone ovviamente mi ci metto anche io in quanto non sono del mestiere.

Per capirci qualcosa dunque, bisogna essere del mestiere, ossia bisogna stare al di dentro di queste cose oppure è necessario essere un avvocato. Ma a volte neppure gli avvocati e commercialisti ne capiscono più di tanto e io dico anche giustamente, in quanto esistono una marea di leggi e leggine che sembrano fatte apposta affinchè l’ ignaro cittadino non riesca a capire ciò che sta succedendo.

Per non parlare delle aziende,quante aziende hanno attivato un fido e non sanno che probabilmente dovranno avare risarcimenti importanti?

Secondo il gruppo deciba www.deciba.it (massimi esperti del settore) l’economia Italia cambierebbe completamente se ci fosse la cultura del controllo bancario,eppure non accade .

Quindi in sostanza il cittadino, quando chiede un mutuo o un prestito ad una qualsiasi banca si affida completamente alla banca stessa. Per fare un paragone è come se si trattasse di un lattante in mani di persone adulte. In sostanza senza difesa (a onor del vero oggi le difese ci sono…più in là avrete modo di conoscerle) e alla mercè di coloro che volendo potrebbero approfittarsene.

Questo video spiega con semplicità quale tipo di controllo è possibile effettuate e come .

COSA SUCCEDEREBBE SE I CITTADINI CONTROLLASERO I CONTRATTI BANCARI ?

Probabilmente ci sarebbe un delirio giuridico,molti conto correnti si troverebbero da passivi ad attivi e pignoramenti e debiti con la banca annullati,questo non sarebbe spaventoso ? SI PER LE BANCHE !

Le banche vincono per il nostro silenzio #diffondi

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QUERELARE LA BANCA PROCEDURE

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Quando querelare una banca

Querelare una banca è possibile in caso di usura. E non solo.
La banca è un istituto che si occupa di intermediare tra quanti hanno necessità di credito e quanti, invece, si rivolgono ad essa per depositare (e quindi mettere al sicuro) i propri risparmi. Questa funzione fa sì che, seppur indirettamente, la banca metta in contatto chi ha un surplus di danaro con quanti, invece, ne hanno bisogno. Nonostante le garanzie che il legislatore italiano ha predisposto per i clienti, purtroppo può accadere di incorrere in inconvenienti a volte anche seri. Vediamo come tutelarsi e quando querelare una banca

Tassi usurari

Sicuramente il caso più frequente che spinge il cliente a querelare una banca è quello dell’applicazione di tassi d’interesse usurari. Ma procediamo con ordine e spieghiamo cos’è l’usura. Per usura deve intendersi quel prestito al quale segue un obbligo, per il debitore, di restituire quanto ricevuto con un interesse sproporzionato, manifestamente eccessivo, tale da rendere ingiusto il vantaggio del creditore. Il codice penale punisce l’usura con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da cinquemila a trentamila euro . Il codice, poi, rimanda genericamente alla legge il compito di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Per capire se il tasso applicato dalla banca è usurario occorre confrontarlo con il tasso soglia calcolato sulla base dei Tassi Effettivi Globali Medi (T.E.G.M.) rilevati dalla Banca d’Italia con periodicità trimestrale e pubblicati con decreto del Ministero del Tesoro. Il tasso soglia, oltre che costantemente aggiornato, varia a seconda dell’operazione bancaria, per cui di volta in volta bisognerà far riferimento alle norme concernenti il contratto specificamente stipulato. È importante ricordare che la presenza di eventuali interessi di mora andrà sommata a quelli corrispettivi. Se, invece, il tasso di mora è di tipo sostitutivo, basterà confrontare tale valore con i tassi soglia per sapere se il proprio mutuo è usurario.

Intervista del Presidente DECIBA Gaetano Vilnò Spiega con semplicità come controllare la banca ed eventualmente iniziare una procedura di negoziazione ed eventualmente causa

Ulteriori informazioni www.deciba.it

Come tutelarsi

In presenza di tassi usurari, oltre alla tutela civilistica (se gli interessi sul mutuo hanno superato la soglia dell’usura il cliente è tenuto a restituire alla banca solo il capitale , è possibile querelare la banca che ha applicato il tasso incriminato. Bisogna però prestare attenzione. Come anticipato, la banca è un istituto, non una persona fisica. Secondo la nostra Costituzione, la responsabilità penale è sempre e solo personale . Chi andrà querelato? Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, colui che può rappresentare la banca in un contenzioso penale, e pertanto può essere definito responsabile, è il Presidente del consiglio di amministrazione dell’istituto di credito a cui il cliente si è rivolto . Pertanto, sebbene normalmente il cliente si interfacci con il direttore della filiale o con altro funzionario al momento della stipula del contratto, chi dovrà essere denunciato sarà il presidente dell’istituto.

Dunque il presidente è sempre responsabile penalmente?

Al quesito bisogna dare risposta negativa. Individuato il soggetto astrattamente responsabile, bisognerà poi accertare in concreto la sua responsabilità. Il delitto di usura, nello specifico, è punibile solamente a titolo di dolo. Ciò significa che l’autore del reato deve essere consapevole dell’illiceità della sua condotta, cioè dell’usurarietà dei tassi di interesse. Poiché i contratti bancari sono standardizzati, cioè sono prestampati e tendenzialmente uguali per tutti, bisognerà dimostrare in giudizio che il presidente del consiglio di amministrazione fosse a conoscenza del fatto che all’interno del contratto vi fosse una clausola illegale .

Banca ed estorsione

Può sembrare strano, ma anche una banca può essere denunciata per estorsione. Secondo il codice penale, l’estorsione consiste nel costringere qualcuno a fare oppure a non fare qualcosa per procurarsi un ingiusto profitto . La pena è la reclusione da cinque a dieci anni e la multa da mille a quattromila euro. Può verificarsi un tentativo di
bancaria quando l’istituto chieda al proprio cliente delle somme indebite (ad esempio perché usurarie o non pattuite) minacciando azioni legali. Anche in questo caso bisogna ricordare che la responsabilità penale è personale; pertanto, poiché l’estorsione è un comportamento e non una clausola, dovrà essere denunciato chi, in concreto, ha posto in essere la condotta delittuosa.

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USURA BANCARIA LA BANCA PAGA ANCORA

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Interessi usurari? La clausola è nulla. Parla la recente giurisprudenza a tutela dei consumatori

Altra norma detta dal nostro Legislatore in materia è l’art. 644 c.p. che non si limita a punire soltanto chi si fa dare una contropartita usuraria, ma estende la sanzione anche alla mera pattuizione di tale corrispettivo. Insomma, la Legge italiana non consente in alcun modo che chi inserisce in un contratto stipulato tra le parti interessi a usura, di farla franca.

Per verificare se il vostro contratto di mutuo è regolare vi consigliamo i migliori nel campo www.deciba.it

Tale normativa viene quotidianamente interpretata ed applicata nelle aule dei Tribunali, ma, in ambito nazionale, tale interpretazione può dirsi tutt’altro che univoca, con effetti a volte devastanti in danno degli utenti bancari che si trovano a subire il pignoramento della propria casa in virtù di illegittimi costi, proprio perché usurai.

Ricordiamo qualche tempo fa il Gruppo deciba www.deciba.it è stato ospite al TG 3 dove è riuscito a bloccare per usura bancaria un pignoramento

Oggi mi preme segnalare una interpretazione giurisprudenziale netta, conforme alla Corte di Cassazione maggioritaria sebbene, come detto, non pacifica, affermatasi a luglio scorso, molto attenta alla difesa dei diritti dei consumatori, in specie degli utenti bancari che hanno contratto i mutui fondiari.

Secondo il Tribunale di Como, la mera pattuizione di un interesse usuraio, ancorché con riferimento al solo tasso di mora e sebbene l’utente bancario (mutuatario) non sia mai stato moroso e quindi senza che concretamente tale interesse moratorio / usuraio sia stato effettivamente applicato dalla banca, implica la sanzione della nullità ex art. 1815 comma 2 c.c. In sostanza, non rileva che lo stesso mutuatario non abbia mai subito, nel corso del rapporto, l’applicazione degli interessi di mora.

Il Giudice Lariano, applicando la normativa (imperativa) di cui agli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2, c.c. ha concluso convertendo forzosamente il mutuo da oneroso a gratuito.

L’utente restituirà alla banca la sola sorte capitale, senza alcuna ulteriore somma stabilita come interesse, nemmeno l’interesse c.d. corrispettivo. Così, Tribunale Como, 13/07/2017, n. 1088.

Si auspica, ovviamente, una sempre più diffusa applicazione di questa interpretazione nei Tribunali, perché conforme alla ratio della normativa di settore che tende a proteggere il contraente più debole.

Facciamo semplice,se il vostro Mutuo,Leasing,Prestito supera il tasso soglia di usura il contratto diventa GRATUITO e tutti gli interessi non vanno pagati

Una regola importante,rivolgetevi solo a professionisti del settore,in caso contrario rischierete di ottenere l’effetto contrario.

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BANKAITALIA SPA UNA STORA INCREDIBILE TUTTA ITALIANA

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Bankitalia spa il suo vero nome ,organo di controllo delle banche è di proprietà delle banche,una storia paradossale portata dal Presidente DECIBA www.deciba.it Dott.Gaetano Vilnò al Parlamento Europeo

Questa l’assurda Storia davanti ai nostri occhi

La Banca d’Italia, dopo l’ultima legge bancaria, è divenuta una Spa totalmente privata, le cui quote sociali, caso unico nelle ex banche d’emissioni europee, attualmente socie della BCE, sono detenute solo da alcuni gruppi bancari ed assicurativi, anch’essi privati.
Da ciò deriva l’insanabile e di gran lunga il più devastante conflitto d’interessi esistente poiché, la B. I. attraverso la vigilanza e sorveglianza, che ancora detiene sull’intero sistema bancario e creditizio, compreso sulle banche sue socie, esercita in assoluta autonomia il controllo economico e monetario dell’intera Nazione, secondo propri fini, disgiunti, diversi e spesso contrastanti da quelli governativi. In questa situazione il ruolo dei politici, eletti democraticamente, in campo economico è ridotto a quello di semplici comparse mosse dall’attenta regia del privatissimo Istituto di Via Nazionale, retto da organismi autocratici ed autoreferenziali. Le pesanti polemiche esistenti in campo finanziario e monetario, sono tutte imputabili a questa degenerata situazione, forzatamente in atto sul teatro della politica economica nazionale, giacché la vigilanza, oltre che nei confronti delle altre banche, viene svolta anche presso quelle socie di Bankitalia stessa.
Il Governo se intende veramente governare le sorti del Paese e mantenere gli impegni assunti con gli elettori, deve agire risolutamente e rapidamente per trasferire da Bankitalia all’Esecutivo, che avendone avuto il mandato risponde del suo operato ai cittadini, la vera guida economica e per conseguenza anche quella politica dell’intera Nazione.
A riprova del conflitto istituzionale, Antonio Fazio, convinto di dover esercitare il ruolo di Governatore dell’Italia intera, invadendo campi non propri per distogliere l’attenzione dalla sua chiacchierata istituzione che governa, discredita pubblicamente l’operato dell’Esecutivo politico sostenendo, senza alcun pudore, che per rilanciare l’economia nazionale occorre destinare più risorse per rimettere in moto i cantieri delle “Opere Pubbliche” e ridurre il debito pubblico nazionale.
Simili affermazioni rappresentano delle ovvietà se profferite da un profano, ma sulle labbra del Governatore suonano come una beffarda provocazione..
Per ottemperare le accorate esortazioni del Governatore Fazio e quelle inerenti al “mezzogiorno” del Presidente Ciampi, nonché Governatore Onorario di Bankitalia, occorre che il Governo, in proprio ed in nome e per conto delle altre Pubbliche Amministrazioni, agisca rapidamente per rientrare in possesso delle ingentissime somme corrispondenti ai famosi “Residui Passivi” (si parla di oltre 600 mila miliardi di Lire, 110 mila miliardi solo nel 1995) allora versate ed ancora giacenti proprio nelle casse della Banca d’Italia.
L’operazione in sé risulta di vitale importanza giacché questa gigantesca massa monetaria liquida ed utilizzabile, sottratta dalla circolazione, della quale mancanza ne risente pesantemente l’economia dell’intero mercato, era destinata proprio alla realizzazione delle opere di pubblica utilità.
Questa macroscopica operazione, realizzata progressivamente, con la benedizione dei governi di sinistra e con quelli a guida di esponenti bancari, ha determinato :
– la progressiva deflazione sull’intero mercato nazionale con la caduta degli investimenti strutturali e la mortificazione del PIL (artatamente si continua a confonde l’aumento dei prezzi per inflazione)
– l’impossibilità di poter destinare alla ricerca, pubblica e privata, le indispensabili risorse finanziarie, della qual cosa i soliti “soloni”, oggi, ne denunciano le gravi conseguenze
– l’impoverimento generale dell’intero sistema economico nazionale, sia pubblico che privato che si ripercuote direttamente ed indirettamente su tutti i cittadini.
La situazione risulta ancor più grave se si considera che: mentre la circolazione monetaria si è drasticamente ridotta, il debito pubblico generato dall’emissione monetaria corrispondente alla somma dei residui passivi congelati, è stato mantenuto in essere. (dalla comparsa difensiva della Banca d’Italia chiamata in giudizio: “…come visto, la moneta viene infatti immessa nel mercato … la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti, (che nulla le sono costati, salvo le spese tipografiche ndr) i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell’Istituto d’Emissione acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli del debito pubblico ndr) che vengono invece appostati nell’attivo”
Pertanto o lo Stato si riappropria di queste ingentissime somme per aprire nuovi cantieri e mettere in sicurezza il disastrato territorio, ma anche per riassettare il proprio bilancio, o deve pretendere l’abbattimento del debito pubblico corrispondente all’importo della massa monetaria sparita.
Ci si augura che le pattuglie dei “fazisti”, annidate nei vari schieramenti politici, sia di maggioranza che d’opposizione, non assumano il sopravvento all’interno della rispettiva compagine politica esercitando il ruolo del Cavallo di Troia per conto di “bankitalia & affini”. Ciò vale in primis per AN, in virtù delle proprie radici politiche e culturali, (Quota Novanta docet), non tanto per non ricoprire il ruolo, secondo la visione poundiana, dei “camerieri dei banchieri” , quanto per essere conseguenti al consenso ricevuto dai propri elettori, sempre più sensibili alla giustizia economica e sociale. Al danno non può essere aggiunto e sopportabile anche la beffa.

Di Savino Frigiola

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PRESIDENTE DECIBA GAETANO VILNO INVITATO AL PARLAMENTO EUROPEO

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L’invito è arrivato da parte del Parlamento Europeo dopo aver richiesto indagine per il conflitto di interesse fra BANKAITALIA SPA e le banche stesse

http://www.deciba.it/comunicati/item/62-comunicato-stampa-petizione-consob-banca-italia-deciba-unione-europea

Qui sarà possibile partecipare alla diretta di Giovedì 7 Settembre 2017 dalle ore 11 in poi,ospite il Presidente dell’associazione DECIBA Gaetano Vilnò

http://www.europarl.europa.eu/committees/en/PETI/home.html

Economic and Monetary Affairs

Petition 709/2016 by Gaetano Vilno (Italian) on alleged conflict of interest between Italian banks and the national supervisory authority
(in the presence of the petitioner)

QUI Elenco ospiti della giornata

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PETI-OJ-20170907-1&secondRef=01&format=XML&language=EN

La questione è stata presa sul serio,tanto che una Commissione ascolterà le parole e valuterà i fatti,l’oggetto della discussione è il chiaro conflitto di interesse fra banca Italia Spa e le banche stesse

In sintesi questa la storia

Il Presidente Deciba Gaetano Vilnò parla di banche

Maastricht

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge numero 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.
Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 7 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:
viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la “facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro”. Ovvero dal 1992 la Banca d’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;Giulio Andreotti come presidente del Consiglio assieme al ministro degli Esteri Gianni de Michelis e al ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC) e la Banca Centrale Europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.
I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il Decreto Ministeriale numero 561, pone il segreto su:
“articolo 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria…;
d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;
e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea…
Articolo 3. a ) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni… sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari…; ecc. …)”.

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetariaIl 1 gennaio 2002 l’Italia ed altri Paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 4 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca d’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano riservate) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell’articolo 3 del suo statuto (“In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge numero 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca d’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.
In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che si decidevano da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.
Non è possibile che il ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò. Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca d’Italia:
come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;
come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca d’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;
come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;
come, ex articolo 107 del Trattato di Maastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.
come la succitata previsione faccia si che la BCE sia un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;
come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre Stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei Paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca d’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’articolo 1 che recita: “… La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati;
L’articolo 11 della Costituzione che recita: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’articolo 11 della Costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale.
Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.
Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria. La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli articoli:
241 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”.
283 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE , anche esterno allo Stato. Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco. Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 numero 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli articoli 241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del Paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica? Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti. Se invece si attenta alla Costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato. I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la Costituzione senza più rischiare assolutamente nulla. Certo, questa modifica priva la nostra repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga.

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16.751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca d’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge: “… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo Stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati. E allora che fare? Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’articolo 3 dello Statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, anche l’articolo 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato a dicembre del 2006. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per Statuto.
La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

Lisbona
I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione Europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

evitare di far votare la popolazione;
rendere il testo illeggibile.

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla Trattato. Poi, per non far capire al cittadino che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:
l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;
il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”;
il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione Europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora manca solo la ratifica dei vari Stati.
Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’8 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.
In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi ( Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, il Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere.
Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’articolo 1 e 11 della nostra Costituzione.
L’articolo 1 perchè, come detto, lo Stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’articolo 11 perché, come abbiano visto: “L’Italia… consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità”.Lo Stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair. La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla cosiddetta Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro “azioni terroristiche” in qualunque altra nazione. Il problema e che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche”. Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Iraq? A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà poi essere coperta con il segreto di Stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale.

Ma il dato più allarmante è che con il Trattato di Lisbona viene reintrodotta la pena di morte. Ovviamente tale dicitura non è chiaramente presente nel testo, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).
Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).
La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia). In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia

– con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati:
– nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla Costituzione;
– nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un Trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc.) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce;
– ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di Stato

Si ringrazia www.disinformazione.it

La crisi non esiste,la crisi è provocata dalla banche che chiedono rientri e non rilasciano presiti,questo provoca un’economia ferma e senza sbocchi .

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Partecipanti al capitale Ente partecipante
Intesa Sanpaolo S.p.A.
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Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A. Fondiaria – SAI S.p.A.
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Veneto Banca S.c.p.a.

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CONOSCERE LE BANCHE SALVERA’ LE AZIENDE DI GAETANO VILNO

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Da molto tempo si parla di banche e lo stra potere che da troppo tempo hanno,in realtà le soluzioni ci sono ma non esistono ancora professionisti specifiche in questo campo . Spesso si pensa al commercialista o l’avvocato questo il primo errore,queste professioni non sono necessariamente esperte in diritto bancario.

Quello che dobbiamo fare è cambiare percezione della banca,vederla semplicemente per quello che è,un’azienda. Oggi con gli strumenti che abbiamo controlliamo tutto,pensateci,non è paradossale non controllare il gestore del nostro denaro ? Ci sono tantissimi strumenti di controllo e tantissime possibilità di avere risarcimenti,eppure ancora questo argomento è nascosto.

Non possiamo menzionare la scarsa professionalità di chi si è improvvisato a fare questo mestiere,abbiamo visto “cose che voi essere umani non potete neanche immagine ” scherzi a parte abbiamo verificato perizie e metodologie che si avvicinano alla truffa. Il primo passo per vincere contro la banca è il più banale,avere ragione,sembra una banalità ma vi assicuro che non la è,non possiamo chiede denaro come risarcimento alla banca se la banca non ha sbagliato e purtroppo per molto tempo è successo questo,al costo di vendere una perizia società e pseudo professionisti hanno inventato teorie matematica che poi non trovavano nessun sbocco nel campo legale.

In questa breve intervista spiego meglio vari concetti

Ulteriori informazioni www.deciba.it www-deciba-professional.it

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MUTUO GRATIS SE LA BANCA SBAGLIA VIDEOTUTORIAL

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La Legge è chiara e non lascia dubbi,se il Mutuo supera il tasso soglia diventa gratuito.

Salvo diversa volontà delle parti,il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante . Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Questo il testo di Legge,a conferma la famosa sentenza di Cassazione Civile, sez. I, sentenza 09/01/2013 n° 350

Ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 c.c., co. 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori. Infatti il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, co. 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione tale assunto

Questo Video spiega con semplicità tutte le procedure,dubbi,soluzioni.

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Nulla è dovuto cartelle d’Equitalia notificate dopo il 2008: finalmente un sospiro di sollievo

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Sentenza epocale che rende nulle tutte le cartelle d’Equitalia notificate dopo il 2008: finalmente un sospiro di sollievo

Finalmente un po’ di ossigeno per coloro che storcono il naso ogni volta che si trovano davanti a una cartella esattoriale, o che semplicemente sentono la famigerata parola Equitalia.
A dare sollievo ai tanti vessati sono varie sentenze, tra cui quella della Cassazione (Civile tributaria) n.4516 del 21 Marzo 2012, corroborata dalla sentenza del T.A.R. Lazio che annullava le cartelle d’Equitalia non redatte o firmate da un dirigente.
Sostanza della sentenza di Cassazione, è la necessaria precisione con cui deve essere redatta la cartella, non dovendosi limitare alla cifra globale, ma bensì dettagliare ogni singolo calcolo e specificare le singole aliquote che annualmente sono state maturate. Questo per evitare la situazione in cui sia il contribuente a fare le indagini, al che risulterebbe una violazione del diritto di difesa che è del resto costituzionalmente garantito.

NULLO E’ DOVUTO A EQUITALIA

A seminare ogni dubbio quindi, tutte le cartelle notificate dopo il mese di Giugno del 2008 sono illegittime se prive dell’indicazione della base di calcolo.
A rincarare la dose è poi una seconda sentenza, questa volta della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che con sentenza n.92 del 1° Ottobre del 2012, che ricalca quella della Cassazione, in particolare specifica che l’atto di riscossione deve presentare tutti gli elementi che consentono al contribuente di verificare la correttezza dei calcoli effettuati (es. metodo calcolo interessi), altrimenti è invalida, quindi a tutti gli effetti la cartella è nulla e non va pagata.

Da qualche tempo le trasmissioni di denuncia né parlano,sia Equitalia che l’ufficio delle entrate sbagliano,vale la pena fare un’accertamento su cosa è giusto pagare e su cosa no .

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POTERE DELLE BANCHE ? ECCO COME CONTROLLARLE

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Lo strapotere delle banche sembra non avere controllo,eppure attraverso la Legge è possibile controllarle e vincere davanti ai Giudici .

Il credito riveste sempre più un ruolo centrale nella vita di famiglie e imprese,ma per evitare di prendere decisioni sbagliate,sovraindebitarsi e sottoscrivere contratti ad alto rischio o con tassi di usura occorre avere una adeguata conoscenza dei prodotti finanziari. Attraverso la nostra attività di controllo e consulenza dei prodotti finanziari ha affermato il Presidente Nazionale D.E.C.I.BA Dott.Gaetano Vilnò situazioni illegittime che mettono in risalto innumerevoli illeciti e reati commessi dalla banca. Le violazioni rilevate più frequenti sono Usura e indeterminatezza per quanto riguarda Mutui,Lesing,Prestiti,per poi passare al famoso Anatocismo che appartiene al mondo dei conto correnti affidati . A fronte di controlli econometrici DECIBA www.deciba.it ha stabilito che il 70% dei contratti sotto accertamento contengono illeciti o reati,l’articolo 1815 cc stabilisce che nel caso di superamento tasso soglia usura il contratto diventa gratuito. In parole semplici viene restituiti il solo capitale e non gli interessi.

Chi ha attivato l’accertamento ha ottenuto risultati eclatanti

La materia è specifica e richiede una preparazione adeguata,attualmente troppe persone improvvisate hanno intrapreso il diritto bancario creando l’effetto contrario,perdere la causa. Il Presidente DECIBA Gaetano Vilnò assicura che la Legge funziona ed è giusto chiedere i propri diritti,la maggior parte delle cause perse sono per errori professionali. Avvocati,Periti,consulenti,Associazioni,Caf,paradossalmente abbiamo visto che sono proprio loro a commettere gli errori più eclatanti. Un aspetto interessante è la negoziazione,quando la banca comprende di avere torto spesso accetta di transare senza necessariamente andare in causa,accade il perfetto contrario quando ci sono perizie sbagliate o professionisti che propongono alla banca diritti non dovuti. Fate causa alla banca ma accertatevi che il vostro professionista sia preparato nella materia .
Ulteriori informazioni www.deciba.it

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I versamenti in banca vanno giustificati: in galera se non puoi giustificare

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I versamenti in banca vanno giustificati: presunzione di evasione estesa ai liberi professionisti
Una recente sentenza della Corte di Cassazione estende la presunzione di evasione anche ai liberi professionisti: ecco perché i versamenti su conto corrente vanno sempre giustificati.

I versamenti sul conto corrente vanno sempre giustificati, altrimenti per l’Agenzia delle Entrate potrebbero trattarsi di redditi in nero.

È questo il punto centrale di un’importante sentenza estiva della Corte di Cassazione – la numero 19806 del 9 agosto 2017 – che estende anche per i liberi professionisti, come avvocati, medici e commercialisti, la presunzione di evasione fiscale in caso di versamenti non giustificati.

Il fisco quindi oltre a controllare i bonifici ricevuti da terze persone, vigila anche sui versamenti effettuati direttamente dal libero professionista o da un semplice cittadino; nel caso in cui non sia possibile individuare la fonte di un determinato versamento, infatti, l’Agenzia delle Entrate può notificare un accertamento fiscale.

Sarà poi colui che ha effettuato il versamento a dover dimostrare che non si tratta di un’evasione fiscale, facendo chiarezza sulla provenienza dei soldi versati sul conto ma non menzionati nella dichiarazione dei redditi. Nessun problema invece per i prelievi da conto corrente, poiché in tal caso il titolare può prendere qualsiasi somma senza dover per forza indicare la motivazione.

Nel pieno della sospensione feriale del tribunale quindi la Corte di Cassazione ha emanato una sentenza che rivoluzionerà i rapporti tra gli studi dei liberi professionisti e il fisco; ecco tutti i dettagli di quanto dichiarato dal Palazzo di Giustizia.

Perché è importante giustificare i versamenti?
È il titolare di un conto corrente a dover dimostrare la provenienza dei vari versamenti per difendersi dall’accusa di evasione; ecco perché bisogna conservare qualsiasi documento che vi metta al riparo da un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Infatti, se in caso di controllo bancario l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare dei versamenti non giustificati, questa fa scattare un accertamento con il titolare del conto corrente che sarà costretto a difendersi dall’accusa di evasione fiscale.

Questo perché il nostro ordinamento attribuisce la “presunzione di evasione fiscale” in favore del fisco; basta quindi una somma versata ma non dichiarata nel 730 per far pensare ad un’evasione fiscale.

Questi versamenti possono essere accertati dall’Agenzia delle Entrate come redditi “in nero” del libero professionista, a meno che questo non dimostri la reale provenienza dei fondi.

La sentenza 19806/2017 della Corte di Cassazione è molto importante perché ribalta quanto espresso dalla Corte Costituzionale nel 2014 (sentenza n°228): questa aveva dichiarato inapplicabile ai liberi professionisti la “presunzione di evasione fiscale” valida invece per i versamenti sul conto corrente non giustificati dagli imprenditori.

Anche avvocati, medici, commercialisti e architetti quindi devono stare molto attenti a quanto versato in banca se vogliono evitare un contenzioso con il fisco.

DECIBA www.deciba.it Esprime volgarità nella normativa “siamo in un’epoca bancocratica,questa è un’inquisizione fiscale .

La Corte di Cassazione ha poi specificato che il versamento va giustificato tramite una prova documentale e non testimoniale: niente dichiarazioni controfirmate da un testimone quindi, ma solo contratti, atti pubblici o estratti conto.

Niente accertamenti per i prelievi da conto corrente
Se bisogna prestare particolare attenzione ai versamenti sul conto corrente, imprenditori e liberi professionisti possono stare tranquilli per i prelievi effettuati. Come specificato dalla Corte di Cassazione, infatti, i prelievi fatti da conto bancario non sono sufficienti per giustificare un accertamento poiché non costituiscono una prova per la presunzione di evasione.

Il libero professionista quindi è libero di prendere quanto vuole dal proprio conto corrente – entro i limiti stabiliti dalla propria banca – senza dover fornire alcuna giustificazione al fisco. L’Agenzia delle Entrate non potrà chiedere le ragioni di tale prelievo, poiché non è detto che la somma prelevata venga spesa in qualche modo (per assurdo si possono tenere i soldi anche sotto il materasso).

Diverso il discorso per i versamenti, i quali se non giustificati danno il via ad un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate: e dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione tutte le persone fisiche potranno essere
vittime, compresi i liberi professionisti.

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