Grande Risultato ! “Caso” Laura : Fineco Bank accetta accordo ! DIFFONDETE !

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L’associazione DECIBA (www.deciba.it) ha preso a cuore la grave situazione di Laura,un caso come tanti in Italia,abbiamo voluto portare in tutte le vostre case un’emozione,un fatto vero,una situazione drastica,quando entriamo in questi fatti in tutti noi qualcosa si smuove . Spesso i giornali,televisioni preferisco cercare la notizia ma senza poi trovare soluzioni. Quello che fanno i Media è trovare “colpevoli” attaccabili,quando i protagonisti di questi abusi sono le banche sembrano non avere orecchie per ascoltare .

Rimaniamo allibiti anche dalle varie trasmissioni di indagine,striscia,iene,libero report ecc ecc,ricordiamo l’anno scorso con quale accanimento le Iene hanno perseguitato una signora che prendere la pensione “falsa” di Euro 300 con 4 figli a carico,inseguita da telecamere e da una Iena per farsi farla confessare che la pensione non gli era dovuta .

Questo Lunedì libero Report ha dedicato oltre un’ora alle prostitute Thilandia,reportage di tutto rispetto,m riteniamo che in Italia abbiamo gli stessi problemi. Molti non sanno che i nuovi barboni sono Italiani,ci sono tantissime donne a fare lavori pessimi e spesso pericolosi .

Osserviamo il caso di Laura,non vi pare che sia un “caso” da portare all’opinione pubblica ? Il caso di Laura è solo un esempio fra tanti,ci sono persone che ogni giorno decidono di farla finita,tutti noi abbiamo amici,conoscenti,parenti in difficoltà,spesso si ha vergogna di esprimere questo disagio,la vergogna è pericolosa ,uccide .

L’Italia, paese universale,il paese che con la propria storia potrebbe insegnare al Mondo, paese protagonista del arte,cibo,invenzioni .

Fineco bank ha accettato una paura ,ha offerto a laura una rata accettabile e ha tolto gli interessi,inoltre bloccherà il pignoramento sulla casa,purtroppo abbiamo dovuto diffondere e rendere pubblica la cosa,forse fineco avrebbe trovato una soluzione ugualmente,ma la cosa certa è che la condizione era estrema e siamo dovuti intervenire .

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Questo il caso di Laura

Mi chiamo Laura e ho 40 anni, da quasi due sono malata di cancro al seno, malattia per la quale ho subito l’amputazione e sono in attesa della ricostruzione. Avendo ridotta attività lavorativa anche il mio stipendio si è ridotto e tra rata del mutuo e bollette sopravvivo a malapena, sola con la mia gatta.

Sino al 2008 stavo bene, quell’anno però chiesi un prestito alla banca per poter traslocare, dalla Sicilia, i miei genitori anziani, invalidi e nullatenenti. Il prestito serviva a coprire le spese del trasloco, la caparra per l’immobile da affittare e il cambio dell’auto per poterne averme una, seppur usata, idonea al trasporto di persone con gravi difficoltà motorie.

Nel 2010 mio padre si ammalò gravemente di tumore e in pochi mesi venne a mancare quindi mia madre si trasferì da me e ci ritrovammo a vivere in due nel mio bilocale di 35mq calpestabili. Nel 2011 improvvisamente anche mia madre venne a mancare e oltre al dolore, mi ritrovai a pagare un secondo funerale. Nel 2012 mi diagnosticarono il cancro e mi ritrovai anche a non aver più materialmente i soldi per comprarmi da mangiare, smisi dunque di pagare la Fineco bank. La banca avviò una procedura di riscossione tramite tribunale e al momento la procedura è arrivata all’atto di pignoramento dell’immobile che deve solo diventare esecutivo. Tutto questo per un debito di 12.300 euro maggiorato dagli interessi.

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Con l’associazione DECIBA abbiamo inviato una lettera raccomandata alla sede legale della Fineco in cui ci mostravamo disposti ad un incontro per stabilire un pagamento mensile, ma l’unica risposta ricevuta è stata l’atto di pignoramento e la fattura del commercialista per le spese legali (1000euro).

Ho chiesto soltanto di poter sopravvivere in casa mia e mi sono dimostrata propensa a pagare il mio debito con un importo equo…

Mi rivolgo a chi prende le decisioni nella Fineco bank: mettetevi la mano sul cuore e date la possibilità alla gente onesta di rimanere tale e ottemperare ai propri debiti con serenità ed equità.

http://www.change.org/p/fineco-bank-non-pignorate-la-casa-a-una-malata-di-cancro

A:
Alessandro Foti, Amministratore Delegato FINECO Bank
Mi chiamo Laura e ho 40 anni, da quasi due sono malata di cancro al seno, malattia per la quale ho subito l’amputazione e sono in attesa della ricostruzione. Avendo ridotta attività lavorativa anche il mio stipendio si è ridotto e tra rata del mutuo e bollette sopravvivo a malapena, sola con la mia gatta.

Sino al 2008 stavo bene, quell’anno però chiesi un prestito alla banca per poter traslocare, dalla Sicilia, i miei genitori anziani, invalidi e nullatenenti. Il prestito serviva a coprire le spese del trasloco, la caparra per l’immobile da affittare e il cambio dell’auto per poterne averme una, seppur usata, idonea al trasporto di persone con gravi difficoltà motorie.

Nel 2010 mio padre si ammalò gravemente di tumore e in pochi mesi venne a mancare quindi mia madre si trasferì da me e ci ritrovammo a vivere in due nel mio bilocale di 35mq calpestabili. Nel 2011 improvvisamente anche mia madre venne a mancare e oltre al dolore, mi ritrovai a pagare un secondo funerale. Nel 2012 mi diagnosticarono il cancro e mi ritrovai anche a non aver più materialmente i soldi per comprarmi da mangiare, smisi dunque di pagare la Fineco bank. La banca avviò una procedura di riscossione tramite tribunale e al momento la procedura è arrivata all’atto di pignoramento dell’immobile che deve solo diventare esecutivo. Tutto questo per un debito di 12.300 euro maggiorato dagli interessi.

Con l’associazione DECIBA abbiamo inviato una lettera raccomandata alla sede legale della Fineco in cui ci mostravamo disposti ad un incontro per stabilire un pagamento mensile, ma l’unica risposta ricevuta è stata l’atto di pignoramento e la fattura del commercialista per le spese legali (1000euro).

Ho chiesto soltanto di poter sopravvivere in casa mia e mi sono dimostrata propensa a pagare il mio debito con un importo equo…

Mi rivolgo a chi prende le decisioni nella Fineco bank: mettetevi la mano sul cuore e date la possibilità alla gente onesta di rimanere tale e ottemperare ai propri debiti con serenità ed equità.
Cordiali saluti,

RACCOLTA FONDI

Questo le nostre iniziative :

https://www.indiegogo.com/projects/we-help-laura-sick-of-cancer-give-them-a-future

http://www.change.org/p/fineco-bank-non-pignorate-la-casa-a-una-malata-di-cancro


ATTENDIAMO ACCORDO SCRITTO E CONFERMATO DAI LEGALI,GRAZIE A TUTTE QUELE PERSONE CHE HANNO DEDICATO IL LORO TEMPO A LAURA .

L’associazione DECIBA e i grandi professionisti collaboratori di DECIBA stanno portando avanti anche l’usura sul Mutuo ,arriveremo anche a questo risultato e vi terremo informati .

ECCO COME VISIONARE IL VOSTRO MUTUO

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La Banca perde 1 Milione di Euro di risarcimento

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Il nostro impegno nella raccolta di sentenze e documenti che testimoniano la vincita di utenti nei confronti delle banche continua,nessun media si preoccupa di informare i cittadini dell’enorme possibilità che gli utenti hanno di chiedere il risarcimento ad una banca . Non ci limitiamo a diffondere le sentenze,ci mettiamo la faccia,facciamo esclusive interviste a chi ha vinto,è il caso di Domenico Gentile che ha deciso di diffondere insieme a noia sua testimonianza .

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Molti di voi avranno sentito parlare di CRIF O CERVED o segnalazione in banca dati di sofferenza,in poche parole la Banca ha lo strapotere di mettervi in lista cattivi pagatori,oltre ad essere anticostituzionale nel caso di causa spesso si vince,ecco il caso dove Domenico e la sua azienda sono stati messi nella lista cattivi pagatori senza un giustificato motivo,risultato della causa ? Domenico ha vinto in primo grado ricevendo quasi 1 milione di Euro per i danni subiti . Guardate l’intervista e diffondete

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Usura,anatocismo,nullità contrattuale,sono tantissimi gli illeciti che la banca commette nei confronti degli utenti,spesso non si conoscono e nessuna si preoccupa di diffonderle,vi garantiamo che subire senza informarsi fa male alle nostre tasche e salute .

In quanti sanno che nel caso di rinegoziazione di un presiti e estinzione la banca deve restituire i soldi ? Sono circa 500 milioni di Euro che le banche trattengono in modo illegittimo ,guardate attentamente il video e diffondete l’informazione .

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DIFFONDETE SONO MILIONI DI ITALIANI IN QUESTA SITUAZIONE

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CENSURA IN CORSO ! CASA ALL’ASTA ? BLOCCATA PER USURA BANCARIA ! DIFFONDETE

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Spediamo ogni giorno email informative ai giorni,eppure nessuno pubblica,il grande rischio è che le persone che hanno subito un pignoramento da parte di una Banca si ritrovino a scoprire di essere state vittime di Usura bancaria. Il gruppo DECIBA l’Avvocato Rosa Chiericati ,la società Mangementitalia srl sono i protagonisti di queste eclatanti ordinanze .

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Accade a Padova e Reggio Emilia,queste ordinanze sono facilmente replicabili in tutto il territorio Italiano .

Se avete dubbi potete chiamare :

Financialsolution  Marchio di proprietà della MANAGEMENTITALIA SRL  Via Cesare Aroldi n. 44  46019 – VIADANA – MN Tel: 0375-781262  FAX 0375/781642Pec: MANAGEMENTITALIASRL@PEC.IT P.IVA 02418250201 n° REA 251262 Email  financialsolution@libero.it

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Le ordinanza sono chiare,se un Mutuo è in usura contrattuale il debito vantano non esiste,deve essere riformulato tutto il conteggio,risultato ? la Banca passa dalla parte del torto .

Qui l’avvocato Rosa chiericati vi spiega come ha fatto e cosa si può ottenere

Qui il Presidente DECIBA Gaetano Vilnò vi spiega come verificare in modo autonomo il vostro Mutuo

Sono sentenze,ordinanze,leggi,diffondete l’informazione dove potete,possiamo salvare la vita delle persone,abbiamo milioni di aste che possono essere bloccate .

Fate diventare virale queste notizie,nessuno le pubblica,attraverso la forza di ognuno di noi possiamo cambiare le cose .

DIFFONDI

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IL GRILLINO CHE NON MOLLA LA POLTRONA

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Il sindaco grillino di Parma “il pizza” non molla la presa,abbiamo affrontato più volte questo argomento e siamo stati i primi ad accertarsi dell’opportunismo che ha accompagnato il gruppo grillino di Parma . In realtà il gruppo “madre” giara intorno a Marco Vagnozzi ,Alex Malozzi,Federico Pizzarotti,gli amici del famoso bolognese Giovanni Favia . Noi siamo grillini ,ma l’opportunismo non ci piace,sono 4 anni che il gruppetto di Parma tenta furbizie,Beppe Grillo solo ora si accorge che stanno facendo i cazzi loro,Pizzarotti ha imparato alla svelta il politichese,basta guardare le sue interviste,risponde sempre allo stesso modo,usa demagogia e qualunquismo .

Beppe Grillo ha provato più volte la scomunica,ha capito perfettamente la strategia che sta utilizzando,vuole consenso dalla base per poi proporre un proprio gruppo,vedrete a breve arriverà la scomunica ufficiale,Federico Pizzarotti e company a Parma non hanno fatto nulla,tutte le promesse elettorali non sono state mantenute .

Questi i dati di gradimento
A seguire la classifica con “il gradimento dei sindaci M5S in base al voto per le europee

- Mario Puddu, Assemini: 42,51%
- Fabio Fucci, Pomezia: 35%
- Federico Piccitto, Ragusa: 29,13%
- Marco Fabbri, Comacchio: 26,32%
- Alvise Maniero, Mira: 25,95%
- Roberto Castiglion, Sarego: 25,32%
- Federico Pizzarotti, Parma: 19,11%”.

La compagnia del “PIZZA” sembra non andare più in rete,non guardano più le notizie,ormai sono professionisti della politica,addirittura sembra che la moglie Cinzia abbia aperto una società di “consulenza” per il comune,ci risiamo ,la politica fa gola a tutti .

Il Movimento 5 stelle ha buone idee,oltre l’onesta ci vuole anche competenza,come tutti i grandi gruppi ci saranno persone in buona fede e ci saranno persone che tentano di sfruttare al massimo le opportunità politica che gli si presentano davanti. Beppe Grillo in questo senso ha fatto molti errori,troppo facilone,non ha valutato che qualcuno potesse prenderlo per il culo,vedi Giovanni Favia .

In questa intervista fatta da noi dicevamo già ciò che sarebbe successo,Beppe Grillo si è svegliato un po’ tardi ,meglio tardi che mai si dice no?

PIZZAROTTI NON SEI STATO CAPACE DI MANTENERE LE PROMESSE E TI DEVI DIMETTERE

A PARMA NON E TUTTO TRANQUILLO PIZZAROTTI E’ CONTESTATO E VOGLIONO LE SUE DIMISSIONI

PIZZAROTTI CONTESTATO E SE LA RIDE

Pizzarotti e Vagnozzi e Malozzi non cè nulla da ridere,non avete ottenuto nessun risultato e dovete togliervi dalle palle,dimettetevi e lasciate spazio a persone in grado di risolvere i problemi,pizzarotti che tu vada a teatro e tagliare nastri non ci interessa nulla,sei li non per tue qualità,se stato messo li per nome e per conto del Movimento 5 stelle,non sei più gradito a nessuno,fai le valige e torna a casa.

LAVORO DI PIZZAROTTI IN SINTESI

aumento della tasse asili
differenziata forzata con multe ,la città è piena di immondizia
inceneritore accesso a pieno regime
soldi spesi per controllare chi ha un fermo amministrativo e sequestrare auto di persone già in difficoltà
Equitalia a pieno regime

Sapete cosa ha rispondo per questa situazione drammatica il sindaco Pizzarotti ? nulla !

Laura è di Parma,il Pizza è stato informato ma non ha mosso un dito,deve fare accordi e sbracci con il presidente MPS BANCA .

BEPPE GRILLO SVEGLIA !

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BANCA ITALIA E’ ILLEGALE ECCO PERCHE’ DIFFONDETE !

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QUESTO VI SPIEGA IN PAROLE SEMPLICI COSA E’ IL SIGNORAGGIO E PERCHE BANCA ITALIA DOVREBBE ESSERE GOVERNATIVA

QUESTO VIDEO VI SPIEGA DEL PERCHE’ BANCA ITALIA E’ ILLEGALE

DIFFONDETE QUESTI VIDEO DIFFONDETE QUESTO ARTICOLO RENDETE CONSAPEVOLE IL POPOLO

Era il 1992, all’improvviso un’intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant’anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava.
Cos’era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali?

Mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.
Con l’uragano di “Tangentopoli” gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l’Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d’Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata “privatizzazione”.

Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L’allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l’uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L’attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.

Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.

Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto. Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: “Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi”.
Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il “nuovo corso” degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993.

Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della “strategia della tensione”, e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un’altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone. I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse “colpire le opere d’arte nazionali”, ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle “menti più fini dei mafiosi”.[1]

Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: “la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri”, Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: “non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste”.[2]

I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall’Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: “Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm”.[3]
Anche il Pubblico Ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: “Su un piatto della bilancia c’ è la vita, sull’altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti”.[4]
Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo.[5]

Che gli assassini di capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano.
Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: “Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana”.[6] Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: “Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove”.
Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell’onestà e dell’assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è. Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La Repubblica: “Non si può negare che c’è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c’è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l’essere isolato”.[7]

L’omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: “Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove”.[8]

Infatti, quell’anno gli italiani capirono che c’era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all’élite che coordina le mafie internazionali.
Quell’anno l’élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.

Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c’era in atto un’operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: “Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona”.[9]

Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: “Bisogna stare attenti, molto attenti… Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione… Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est… Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche”.[10]

Anni dopo, l’ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo”.
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).

In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.

Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.

Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.
La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.

In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani.
La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:

Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell’economia produttiva e l’esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l’Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico.[11]
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il Presidente e il segretario generale del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, durante l’esposto contro Soros:

È stata… annotata nel 1992 l ‘esistenza… di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria “Goldman Sachs & co.” come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della “Albertini e co. SIM” di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del “Quantum Fund” di Soros.
III. L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.[12]
I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.
Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse:

I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria.[13]
Il giorno dopo, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché “se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”.
Le nostre autorità denunciavano il potere dell’élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana.

Il Movimento Solidarietà fu l’unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell’economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.[14]
Il 6 novembre 1993, l ‘allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare “le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”), considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute”. Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.

Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.

Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.

Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.
Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un’opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.

Il titolo, che durante l’opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).

Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.

Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema.
Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.

Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti.
I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell’Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio.

Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
La società Trenitalia è stata portata sull’orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c’è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l ‘amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell’ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un’azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.

Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: “Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom”.[15]
Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (“Bond”) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.

Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.
I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.).

La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I “Partners” non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di “Mani Pulite”, che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.

A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia.
Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese.

Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell’era dell’egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).

[1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/
[2] La Repubblica , 27 maggio 1992.
[3] La Repubblica , 28 maggio 1992.
[4] La Repubblica , 10 giugno 1992.
[5] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[6] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[7] La Repubblica , 25 giugno 1992.
[8] La Repubblica , 27 maggio 1992.
[9] La Repubblica , 11 agosto 1992.
[10] L’Unità, 12 agosto 1992.
[11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
[12] Esposto della Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995.
[13] Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica , Rivista N. 4 gennaio-aprile 1996.
[14] Solidarietà, anno 1, n. 1, ottobre 1993.
[15] La Repubblica , 5 settembre 1999.

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VERIFICA IL TUO MUTUO SE IN USURA CHIEDI IL RIMBORSO

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L’argomento è complesso,ormai tanti né parlano,non sappiamo cosa fare e come sono le procedure,noi abbiamo selezionati i migliori professionisti in questo campo.

Vi indichiamo con piena trasparenza quali sono le procedure,costi,verifiche .

Non fidatevi delle facili soluzioni,andare contro una banca non è così facile,dobbiamo sempre avere le spalle forti,in ballo abbiamo centinaia di migliaia di Euro ,questi sono i riferimenti dei professionisti che a nostro parere sono risultati onesti,professionali,economici.

QUESTO VIDEO VI DA ISTRUZIONI PERFETTE DI COME VERIFICARE L’USURA SUL MUTUO

In collaborazione con
ASSOCIAZIONE DECIBA

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Una prima valutazione seguendo il video la potete fare da soli,tenete presente che la regola vale anche per i leasing e conto corrente,poi per un’ulteriore controllo si potrà chiedere il supporto gratuito dell’associazione DECIBA.

Il mercato dell’usura bancaria non è escluso dai “furbetti” ci sono società e professionisti che vi faranno illudere con false promesse,venderanno perizie che non serviranno a nulla,quindi attenti al vostro professionista,abbiamo in ballo tantissimi soldi,se il vostro Mutuo risulta in usura o ha indeterminatezza del tasso parliamo di migliaia di Euro che tornato nelle vostre tasche .

Non sono fantasie,ci sono sentenze,ordinanze,leggi .

QUESTO VIDEO SPIEGA IL SUCCESSO NEL TRIBUNALE DI PADOVA DOVE L’AVVOCATO ROSA CHEIRICATI INISEME AL GRUPPO DECIBA A BLOCCATO UN ASTA PER USURA BANCARIA

QUI ABBIAMO PUBBLICATO SENTENZE

http://www.movimentorevolution.it/?p=2238


GIORNALE DI REGGIO EMILIA PARLA DI UNL’ATRA ASTA BOLCCATA PER USURA BANCARIA

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Sono circa 25 miliardi di Euro che le banche dovranno restituire ai cittadini,non solo,proviamo a pensare i conto correnti aziendali,ci sono migliaia e migliaia di Euro che dovranno rientrare nelle tasche degli Italiani .

SENTENZA DEL GRUPPO DECIBA DI PADOVA

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Le aziende con vecchi conto conto correnti non hanno idea del potenziale economico che hanno in casa,possono davvero cambiare le sorti di un’azienda.

Queste informazioni difficilmente vengono proposte dai media Nazionali,eppure l’economia Italiana potrebbe avere una sterzata enorme . La crisi è anche dovuta al fatto che la banca da un giorno all’altro ha deciso di chiudere i rubinetti .

Continuiamo a ripetere le informazioni sul web,non fermiamoci,molte persone hanno ricevuto rimborsi,molti hanno ricevuto sospensioni della messa all’asta della casa o capannone,noi siamo fra i pochi a cercare e pubblicare le sentenze . Informatevi,informate i vostri amici,solo così si potrà diffondere adeguatamente l’informazione .

I PROFESSIONISTI CHE HANNO OTTENUTO QUESTI RISULTATI ,DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI

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BEPPE GRILLO DIFFONDA LE SENTENZE CONTRO LE BANCHE

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Chiediamo a tutti vuoi di mandare un email al sito di Beppe Grillo,chiediamo che vengano diffuse le nuove ordinanze e sentenze a favore dei cittadini. Beppe Grillo ha dedicato anni alle battaglie contro le banche,oggi nel suo blog difficilmente si affronta questo argomento. Fare politica è spesso sputtanare i competitor,questo lo comprendiamo,pubblicare argomenti dove le persone prendano consapevolezza e hanno la possibilità di difesa è altrettanto importante . Gli argomenti trattati da noi sono spesso pragmatici,non facciamo politica,non abbiamo bisogno di spot,non ci interessa parlare male né di Berlusconi,né di Renzi,né di Grillo,il nostro interesse nasce dal portare consapevolezza comune a tutti. Quando un’organismo di informazione non ha sponsor,interessi politici,compromessi di vario tipo,ha la possibilità di valutare senza inibizione cosa pubblicare .
La forza web di Grillo potrebbe essere sfruttata per portare informazioni utili a tutti,vi invitiamo a mandare un’email a Grillo e diffondere queste informazioni di pubblica utilità . Il Parlamentare 5 stelle ha affrontato più volte l’argomento Banca Italia,che diffonda anche questo tipo di informazione .

FARSI RIMBORSARE IL DENARO DA PARTE DELLA BANCA QUANDO RI RINEGOZIA E SI ESTINGUE UN PRESTITO,SONO CIRCA 500 MILIONI DI EURO CHE LA BANCA DOVREBBE RESTITUIRE A MILIONI DI UTENTI,GUARDARE IL VIDEO,DIFFONDETELO .

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DIFFONDETE DIFFONDETE SENZA SOSTA

QUESTO VIDEO VI SPIEGA SEMPLICEMENTE COME VERIFICARE SE IL VOSTRO E’ IN USURA,NEL CASO CI FOSSE L’ILLECITO A BANCA DOVRA’ RESTITUIRE TUTTI GLI INTERESSI PAGATI E QUELLI FUTURI NON DOVRANNO ESSERE PAGATI ,QUINDI IL RIMBORSO SARA’ DEL SOLO CAPITALE

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Non sono fantasie,ci sono sentenze,ordinanze,leggi,purtroppo queste informazioni non vengono diffuse adeguatamente,vi riportiamo l’esclusivo video dell’avvocato Rosa Chiericati dove spiega perfettamente come il Tribunale di Padova ha sospeso l’asta per usura bancaria

Provate a pensare se un blog come quello di Beppe Grillo diffondesse questo tipo di informazioni,milioni di persone avrebbero miliardi di Euro di risarcimento,sarebbe possibile bloccare aste di case,capannoni,aziende.

L’INVITO e’ di fare arrivare queste informazioni a Beppe Grillo,l’invito è quello di diffondere nei profili dei parlamentari del Movimento 5 stelle queste informazioni,solo attraverso il web le persone possono avere conoscenza della possibilità di risarcimento,aiutateci ad aiutarvi .

Grande successo ieri sera a Radio informazione libera,abbiamo raggiunto ascolti impressionanti,pubblicheremo la registrazione della serata per chi vorrà ascoltarla .

DIFFONDETE DIFFONDETE DIFFONDETE

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DECIBA UN’ALTRA VITTORIA CONTRO LE BANCHE ! DIFFONDETE !

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Molti pensano che contro la banca non si vinca,questa ipotesi si fa per l’inefficienza dei media tradizionali,noi quasi tutti i giorni vi pubblichiamo sentenza a favore dei cittadini ,aiutateci a diffondere l’informazione .

ESCLUSIVO COMMENTO DEL PRESIDENTE GAETANO VILNO E L’AVVOCATO ROSA CHIERICATI

TRIBUNALE DI ROVIGO
23 Agosto 2014 – ORDINANZA
Sospensione della provvisoria esecutività del Decreto Ingiuntivo
L’art. 117 T.U.B. esige la forma scritta ad substantiam per la validità delle clausole economiche del rapporto bancario. In mancanza di produzione del contratto, manca la prova della legittimità degli addebiti e della formazione del saldo.
Nel contratto di finanziamento, ove sia indicato un ISC che non tenga conto di tutti i costi collegati all’erogazione del credito, viene violata la legge sulla trasparenza e gli obblighi di determinatezza del tasso, derivandone la nullità.
Il provvedimento:
Con un’ordinanza che si inserisce nel solco ormai profondo tracciato dalla Giurisprudenza di legittimità degli ultimi 15 anni, e in perfetta applicazione del precetto legislativo, il Tribunale di Rovigo, sospende la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo di circa Euro 89.000 costituito dall’apparente saldo a debito di un conto corrente e di un apparente debito residuo di un finanziamento, sia nei confronti del debitore principale, sia nei confronti del fideiussore.
La Banca ha omesso di produrre il contratto di conto corrente, nonostante sia stata svolta piena eccezione in tal senso, ed abbia avuto tutto il tempo per farlo, a nulla rilevando la produzione in giudizio di tutti gli estratti conto.
Il Giudice, infatti, osserva che l’art. 117 T.U.B. impone la forma scritta ad substantiam per i contratti bancari e la mancata produzione del contratto di conto corrente impedisce in origine la legittimità degli addebiti a titolo di interessi, spese e commissioni di qualunque genere.
Del pari, ove in un finanziamento l’Indicatore Sintetico di Costo sia inferiore a quello effettivamente applicato per effetto dei costi collegati all’erogazione del credito sono violate le norme in tema di trasparenza e di determinatezza del tasso.
Sussistono pertanto i presupposti di fumus e di periculum per la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.
IL CASO:
La Banca aveva ottenuto il Decreto Ingiuntivo, per di più provvisoriamente esecutivo, al di fuori delle previsioni di legge.
Rimescolando le carte, aveva tentato di far passare per “contratto” un documento diverso, costituito da una modifica di condizioni di contratto sottoscritta nel 2006. Il conto corrente, tuttavia, era iniziato nel 2002. Non solo. Questo conto era stato aperto con un nuovo numero presso una filiale di nuova apertura, più vicina al correntista, in corrispondenza della chiusura del vecchio conto corrente intrattenuto in precedenza presso una filiale diversa e attivo da molti anni.
Il vecchio conto, tra l’altro, era assistito dalla fidejussione della moglie di questo correntista.
La banca si è dimenticata di far sottoscrivere al suo cliente il nuovo contratto pur aprendogli un nuovo conto e con il fido accordato al nuovo, subito dopo l’apertura, andava ad azzerare ed estinguere il vecchio nella precedente filiale.
Giunti al punto di criticità 11 anni dopo, la Banca, accorgendosi di non avere il contratto non si è certamente fermata. A tutti i costi, anche falsificando documenti, ha voluto ottenere il Decreto Ingiuntivo, per di più provvisoriamente esecutivo, pur sapendo di non averne diritto. Da un lato ha tentato di far passare per contratto, ciò che contratto non era, dall’altro lato ha modificato alcuni dati della fidejussione della moglie (luogo e data di emissione), che invece era estinta molti anni prima con l’estinzione del vecchio conto utilizzandola per il nuovo conto corrente che invece era sprovvisto di garanzie.
Il Giudice, in prima battuta, il Decreto Ingiuntivo l’ha concesso, ma poi non si è fatto prendere in giro una seconda volta, ed ha prontamente sospeso l’esecuzione.
Non è la prima volta che accadono fatti del genere, ormai è pane quotidiano: contratti falsificati, firme false, firme di ratifica di vecchi contratti sconosciuti che i direttori di banca, truffando su ordine dei propri superiori, ottengono dai clienti ignari raccontando loro che sono per conformare la documentazione alla legge e via di seguito in una serie infinita di truffe che le banche compiono ogni giorno in danno dei clienti dopo aver sottratto loro illecitamente denaro per decenni.
Il provvedimento in commento è chiaro e lineare nell’applicare la legge e nel seguire gli indirizzi interpretativi forniti dalla Cassazione.
Ed è proprio tale chiarezza e linearità a dare forza e conforto a tutti coloro i quali abbiano subito furti, appropriazioni indebite e truffe mascherate, da parte delle banche perché dà a tutti la consapevolezza che in ogni momento si può smettere di vivere nell’ansia e nel terrore perché se si vuole cambiare rotta e fare valere i propri diritti nei confronti delle banche, oggi si può.
DECIBA
Gaetano Vilnò
Avv. Rosa Chiericati

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NESSUNA NE PARLA !TRIBUNALE PADOVA E REGGIO EMILIA SOSPENDONO L’ASTA PER USURA BANCARIA

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644. Usura

Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari [c.c. 1448, 1815], è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000

Inizia cosi la legge,la legge intera la potete leggere qui

http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-644-codice-penale-usura.html

La legge è chiara,nessuno può superare il tasso soglia stabilito dalla legge,neanche le Banche .

ACCADE NEL TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA

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Una famiglia si è rivolta all’Associazione DECIBA e dopo un lavoro svolto da tutto lo staff,dall’Avv.Rosa Chiericati ,dalla Società Managementitalia srl il risultato è arrivato,il giudice ordina la sospensione dell’asta per Usura Bancaria .

Il tribunale sospende per Usura Bancaria un’altro Mutuo ,sempre il gruppo DECIBA.IT

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Queste informazioni dovrebbero essere in qualsiasi telegiornale,eppure sembra che le decisioni dei giudici non abbiano valore,anzi ,hanno valore solo quando favoriscono le banche

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-05-09/usura-mutuo-doccia-fredda-chi-vuole-rivalersi-banca-184019.shtml?uuid=ABhgy5GB

Il sole 24 ore mette immediatamente l’accento su un caso e non esprime nessun giudizio su altri casi molto più eclatanti . Sospendere un Asta per Usura Bancaria può scatenare un effetto domino su milioni di persone e aziende oggi in difficoltà,può sospendere pignoramenti,aste,richiesta di denaro illecito da parte della banca,eppure sembra non essere importante per questi giornali di “informazione ”

Questo fa comprendere con dati reali quanto l’informazione sia deviata,quanto giornali,televisioni,radio abbiamo un’influenza da parte delle banche,queste notizie su testate nazionali difficilmente si troveranno .

L’unica forza che ha il popolo è il web,l’unica voce senza compromessi,pensateci ,possibile che queste informazioni non arrivino al grande pubblico ? Solo attraverso il lavoro di tutti noi è possibile fare passare queste notizie,diffondete questi video,qualsisia mezzo voi utilizzate va bene,condividete video,informazioni,fate arrivare a più persone possibili le notizie .

PRIMO VIDEO DIFFUSO SULL’USURA OLTRE 50 MILA VISUALIZZAZIONI

SCOPRI SE IL TUO MUTUO E’ IN USURA

L’AVVOCATO ROSA CHIERICATI RACCONTA COME HA VINTO L’OPPOSIZIONE NEL TRIBUNALE DI PADOVA ESCLUSIVA INTERVISTA

Questi video se diffusi in modo adeguato possono rivoluzionare il sistema economico Italiano,diffondete queste informazioni ,mandate ad amici ,copiate il link nel vostro profilo ,mandate ai giornali queste informazioni,facciamo sentire a tutti la nostra forza .

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AIUTATECI ! DIFFONDETE ! LAURA LA VUOLE FARE FINITA APPELLO

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Abbiamo bisogno di voi,abbiamo lanciato un appello circa un mese fa, siamo a 50 mila firme raccolte e circa 1600 Euro raccolti,ma non basta,invitiamo a dare il vostro contributo,se non avete soldi mettete la firma di petizione,ecco l’appello di Laura .

QUESTO L’APPELLO DI LAURA,DIFFONDETE NON LASCIAMOLA SOLA

PER FARE LA TUA OFFERTA

https://www.indiegogo.com/projects/we-help-laura-sick-of-cancer-give-them-a-future

A:
Alessandro Foti, Amministratore Delegato FINECO Bank
Mi chiamo Laura e ho 40 anni, da quasi due sono malata di cancro al seno, malattia per la quale ho subito l’amputazione e sono in attesa della ricostruzione. Avendo ridotta attività lavorativa anche il mio stipendio si è ridotto e tra rata del mutuo e bollette sopravvivo a malapena, sola con la mia gatta.
Sino al 2008 stavo bene, quell’anno però chiesi un prestito alla banca per poter traslocare, dalla Sicilia, i miei genitori anziani, invalidi e nullatenenti. Il prestito serviva a coprire le spese del trasloco, la caparra per l’immobile da affittare e il cambio dell’auto per poterne averme una, seppur usata, idonea al trasporto di persone con gravi difficoltà motorie.

Nel 2010 mio padre si ammalò gravemente di tumore e in pochi mesi venne a mancare quindi mia madre si trasferì da me e ci ritrovammo a vivere in due nel mio bilocale di 35mq calpestabili. Nel 2011 improvvisamente anche mia madre venne a mancare e oltre al dolore, mi ritrovai a pagare un secondo funerale. Nel 2012 mi diagnosticarono il cancro e mi ritrovai anche a non aver più materialmente i soldi per comprarmi da mangiare, smisi dunque di pagare la Fineco bank. La banca avviò una procedura di riscossione tramite tribunale e al momento la procedura è arrivata all’atto di pignoramento dell’immobile che deve solo diventare esecutivo. Tutto questo per un debito di 12.300 euro maggiorato dagli interessi.

Fineco Bank si è resa disponibile ad trovare un accordo ,il Sig. Pizzarotti responsabile di Reggio Emilia dopo tante parole di conforto sembra essere sparito,successivamente un avvocato di Fineco sembra voler trovare soluzione,solo parole,per oggi nulla si è risolto . Noi andiamo avanti fino a quando non ci sarà una definizione della questione scritta,sicuramente non ci faremo prendere in giro

Firma la petizione

http://www.change.org/p/fineco-bank-non-pignorate-la-casa-a-una-malata-di-cancro

FEDERICO PIZZAORTTI IMPEGNATO A STRINGERE LA MANO A BANCHIERI MPS

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Abbiamo mandato anche comunicazione al sindaco di Parma Federico Pizzarotti ,nessuna risposta

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DIFFONDETE NON LASCIAMOLA SOLA

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