I DATI REALI 42,78 il popolo che non vota Nessuna né parla ! fallimento Grillo

Unknown

Grillo ha deluso,166 parlamentari dovevano scaravoltare il Governo,gli esempi sono tanti ,uno per tutti L’amministrazione di Parma con il “PIZZA” che ha avuto risonanza Nazionale,promesse senza risultato ha questo effetto.

Renzi non ha fatto il Miracolo,si chiama effetto novità,ragioniamo sui numeri,il 42,78 non ha votato,questo senza grande difficoltà cosa significa?

ecco i numeri veri

RENZI 20%
GRILLO 10%
BERLUSCONI 8 %

Questi i dati reali delle Europee 2014 ,Se Renzi è contento dell’80% che non l ha votato è solo un’illusione,il parametro utilizzato è sbagliato,l’unico coefficiente da tenere in considerazione è il Popolo non altri partiti .

Quasi la Metà degli Italiani non ha votato,non credono a nessuno dei 3 schieramenti,in realtà hanno perso tutti credibilità,ci confondo con false percentuali,queste sono quelle vere

RENZI 20%
GRILLO 10%
BERLUSCONI 8 %

Grillo in questi ultimi 2 mesi ha cambiato strada,fino ad oggi ha usuro la demagogia,ma gli spettacoli gratuiti non funzionano più,l’onesta senza competenza non basta,questa la risposta della parte che ha votato .

Noi pensiamo che ora Grillo dovrà necessariamente dimostrare qualcosa di vero,inutile preparare un copione e proporlo in Piazza,oggi abbiamo bisogno di concretezza .

Renzi non ha meriti,non ha fatto nulla,l’unico merito è la scalata nel PD,altro per ora non esiste,il suo successo è dovuto all’ EFFETTO NOVITA’,accadde sempre ,è capitato con Berlusconi,Grillo e tanti altri,ovvio accadesse anche con il RENZI .

Berlusconi ha fatto un piccolo miracolo,stare agli arresti e candidarsi è veramente difficile,anche in questa situazione paradossale è riuscito ad arrivare al 15% .

La grande verità è solo una,metà degli Italiani non ha creduto a nessuno,l’astensionismo è in continuo aumento,molti non sanno che dietro tutti ciò ci sono le Banche,complottiamo ?

guardare questo video fino in fondo,vedrete le riflessioni che nasceranno .

l’abbiamo detto sempre ,attenzione ai falsi profeti

Ricordate che Renzi rappresenta il Pd ,pratico che da 20 anni è al Governo

la versione del fatto quotidiano ,ecco i risutati

Trionfo Renzi, ridimensionamento Grillo, delusione Berlusconi. Le elezioni Europee e Comunali si sono trasformate in un vero plebiscito per il Partito democratico, il cui consenso (seppur con i dati ancora parziali) è andato al di là di ogni più rosea aspettativa. Lo dicono i dati, che parlano di una vittoria schiacciante per i democratici: il Pd va oltre il 40% dei consensi. Un plebiscito, sia per il partito che per il suo leader, con il voto che ha rappresentato un test sull’operato dell’esecutivo. Lo stesso Renzi, del resto non ha nascosto la sua gioia: “Un risultato storico. Sono commosso e determinato adesso al lavoro per un’Italia che cambi l’Europa. Grazie #unoxuno #senza paura” ha scritto su Twitter, rimandando alle prossime ore la conferenza stampa per commentare il trionfo. Perché di questo si tratta. La conferma arriva dai distacchi. Il Movimento 5 stelle, da più parti indicato come vero spauracchio per il Pd, si è fermato poco sopra il 21% (21,1%), il che significa quasi 20 punti di distacco. Altro che testa a testa, altro che #vinciamo noi: i 5 Stelle sono stati doppiati, il che pone seri dubbi sulla bontà della strategia elettorale di Grillo e company. E se il M5s non ride, Forza Italia è costretta a piangere. L’impatto di Silvio Berlusconi sul voto, infatti, è stato pressoché nullo: Forza Italia è ferma al 16,80%, in netto calo rispetto alle scorse politiche. Netto ridimensionamento degli azzurri e fine definitiva del berlusconismo?

Bene la Lega, male Ncd di Alfano – Oltre il Pd e Renzi, però, c’è anche un altro partito che può vantarsi di aver vinto la propria sfida: la Lega Nord di Matteo Salvini, infatti, con l’avvento del nuovo segretario federale sembra aver ritrovato nuova linfa nelle urne, che hanno premiato il Carroccio con il 6%, quindi ben al di sopra della soglia di sbarramento. In via Bellerio, quindi, sembrano assai lontani i tempi degli scandali che hanno coinvolto Umberto Bossi, la sua famiglia e tutto il vertice del partito. Oscillano sulla lama del rasoio dello sbarramento, invece, sia la Lista Tsipras che la mini coalizione formata da Ncd e Udc. La formazione che fa riferimento al leader della sinistra greca, infatti, è poco sopra il 4%, ovvero a un passo dallo spartiacque che definisce l’entrata nel Parlamento europeo. Un risultato interlocutorio, quindi, che ha rischiato seriamente di diventare beffa. Discorso simile, ma livellato verso l’alto, per Alfano e Casini, fermi ad 4,3% (con molti voti racimolati al Sud e nelle isole) che mette entrambi in una posizione di rischio. Risultato onorevole, invece, per Fratelli d’Italia, a mezzo punto da quel 4% che avrebbe garantito l’ingresso nel parlamento Ue.

Il record storico del Pd – In termini di coalizioni, inoltre, impossibile non notare il tracollo del centrodestra: il tonfo di Forza Italia e il modesto risultato di Alfano, infatti, mettono chi ha governato il Paese per anni in una posizione di netta subalternità non solo nei confronti del Pd, ma anche nei confronti del Movimento 5 stelle. In tal senso, onesta la disamina di Maurizio Gasparri: “C’è necessità di guardare ad una nuova leadership”. Tutte considerazioni secondarie, tuttavia, se viste dalla prospettiva di Largo del Nazareno, dove l’entusiasmo è direttamente proporzionale al distacco su quelli che dovevano essere i competitors e si sono invece rivelati degli sparring partner. Basti un dato. Mai nella storia del centrosinistra italiano un partito si era spinto oltre la soglia del 40%, neanche ai tempi del mai così tanto evocato Enrico Berlinguer. Nel 1976, ad esempio, il Partito comunista italiano si fermò al 34,4%, record imbattuto fino ad oggi. Nel 1984, invece, dopo la morte del leader sardo, il Pci non si spinse oltre il 33%. In tempi più recenti, era rimasto negli annali il risultato conseguito da Veltroni nel 2008 (33%) e il 38% dell’Ulivo (più Rifondazione) nel 1996. Altro dato: i democratici sono stati votati da oltre 11 milioni di persone. Tradotto: un milione in meno di Veltroni nel 2008 (ma erano elezioni politiche) e poco meno di quanto preso nel 1984 dopo la morte di Berlinguer. Alla luce di questi numeri, quindi, quella di Matteo Renzi è una vittoria in stile democristiano: solo la Dc, infatti, riuscì a superare il 40%. Erano gli anni Cinquanta e la Balena Bianca non era certo un partito di sinistra (come l’attuale Pd, diranno i maligni).

Da Nord a Sud, Pd primo partito – Da Nord a Sud senza soluzione di continuità: quello del Pd non è solo un successo numerico, ma anche geografico. I democratici, infatti, sono di gran lunga il primo partito in tutte le circoscrizioni della penisola. Cristallizzate anche gli altri due gradini del podio: non c’è parte d’Italia dove il M5s non sia secondo partito e Forza Italia terzo. Nel particolare, nella circoscrizione nord-occidentale, il dato del Pd è in linea con il dato nazionale (40,6%), mentre M5s e Fi (rispettivamente al 18 e 16%) pagano dazio nel terreno della Lega, che guadagna l’11,7% dei consensi. Carroccio molto bene anche nella circoscrizione nord-orientale con il 9,9%. Qui il Pd racimola il 43%, con il M5s al 18,8% e Forza Italia addirittura l 12,96%. Al centro, invece, è solo Pd: i democratici riescono addirittura a raggiungere il 46,6%, con M5s al 21% e Fi al 14%. Al Sud pesa l’astensionismo: Pd al 35%, M5s al 23,9% e Fi al 22%. Simile il risultato dell’Italia insulare, con i democratici al 35%, M5s al 27% e Forza Italia al 19%. Altro dato significativo: in nessuna provincia italiana il Pd è stato scalzato dal M5s.

Fitto il più votato in Italia – Raffaele Fitto (Forza Italia, circoscrizione meridionale) è il candidato più votato d’Italia con 223mila preferenze. A seguire Simona Bonafè (Pd, 214mila preferenze al Centro) e Alessandra Moretti (Pd, 205mila preferenze nell’Italia Nord orientale). Il dato significativo, però, è proprio quello relativo all’exploit di Raffaele Fitto. Per molti, infatti, l’ex governatore pugliese sarebbe pronto a lanciare un’opa sul partito ormai orfano di Silvio Berlusconi. La nomina di Giovanni Toti a consigliere politico del Cavaliere, del resto, non era mai andato giù al politico pugliese. Che ora, dopo la debacle alle urne, potrebbe ritornare a batter cassa. Sulla sua testa, tuttavia, pesa una condanna in primo grado a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per i reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta per tangenti nella sanità pugliese.

Affluenza giù di 8 punti – Unico dato negativo per il premier è quello relativo all’affluenza: sono andati a votare il 57,22% degli aventi diritto. Pochi, specie se paragonati al 2009, quando votarono il 66,5% degli italiani. Il calo è quindi pari a circa 8 punti percentuali, ma c’è da dire che cinque anni fa si votava nell’arco di 48 ore.

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