Centrale Rischi il Giudice sospende

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Avvocato Capo D.E.C.I.BA Simona Varese grande risultato

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Per segnalare l’imprenditore in Centrale Rischi non basta l’incapacità di rientrare dalla propria esposizione debitoria verso la Banca, neppure se il debito è ingente.
È quanto ha affermato il Tribunale di Cremona con sentenza del 5 agosto 2016 (peraltro uniformandosi all’orientamento maggioritario della giurisprudenza), dichiarando l’illegittimità della segnalazione a sofferenza di un imprenditore che da lungo tempo non riusciva a far fronte al proprio debito nei confronti di una Banca.
Nel caso sottoposto all’esame del Tribunale di Cremona, un imprenditore era stato segnalato in Centrale Rischi della Banca d’Italia, “a sofferenza”, poiché il medesimo, titolare di un finanziamento mediante anticipo fatture s.b.f. con un passivo di oltre 200.000,00 euro, da tempo non riusciva ad onorare le rate del piano di rientro concordato con la Banca.

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Il Giudice ha accolto il ricorso, evidenziando che: “la legittimità della segnalazione a sofferenza può essere predicata qualora risulti accertata una condizione levior di insolvenza fallimentare in capo al soggetto segnalato (cfr. Cass. 7958/2009), una situazione di grave e non transitoria difficoltà nella gestione e nel controllo dell’equilibrio economico e finanziario del soggetto imprenditoriale, tale da far temere un suo futuro dissesto (cfr. Cass. 1725/2015), quindi la sussistenza di un quadro generale di situazione “parafallimentare” (cfr. Trib. Milano 20.04.2015)”.
In particolare, il Tribunale di Cremona ha evidenziato come “segnali di allarme” di una tale situazione (segnali di allarme non sussistenti nel caso sottoposto al suo esame), possano essere ravvisati nell’esistenza di procedure esecutive infruttuose, ovvero di protesti e provvedimenti giudiziali di condanna, così come nel superamento dei fidi concessi dagli istituti bancari, ecc.; ritenendo al contrario assolutamente insufficiente il mero inadempimento di un singolo rapporto bancario, non essendo sufficiente il fatto che l’imprenditore non riesca a rientrare dalla propria esposizione debitoria, pur da lungo tempo esistente nei confronti dell’Istituto segnalante.
Poiché il quadro generale della situazione economica dell’imprenditore non era quello di un soggetto in una situazione economica di prossimo dissesto, tale da giustificare la decisione della Banca di segnalarlo all’intero ceto creditizio ed imprenditoriale; il Tribunale ha ordinato all’Istituto segnalante di provvedere all’immediata cancellazione della segnalazione a sofferenza in parola, condannando altresì la Banca a risarcire interamente al cliente le spese del giudizio.

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