Guardate questo poverino (lo stesso del vitalizio) .

I grilli hanno imparato il mestiere,il buon Beppe Grillo guarda tutto denuncia tutto e non si accorge dell’immondizia che ha in casa ,centinai di testimonianze arrivano e lui niente .. non succede nulla ! Ma sicuramente sarà l’ennesimo complotto contro il comico … Beppe Grillo ma vai a lavorare seriamente !

TORINO 2 gen (Però Torino) – Anche ai grillini il vitalizio da consigliere regionale non fa schifo. Anzi: uno dei due eletti in Piemonte sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle, presentatosi come moralizzatore e rinnovatore dell’intera classe politica, ha deciso di intestarlo direttamente alla moglie.
Il movimento si sta scoprendo a suo agio nel magnifico mondo della “casta”. Succede in Piemonte, dove i due consiglieri regionali, il capogruppo Davide Bono e l’altro eletto Fabrizio Biolè, da tempo si fanno la guerra tra di loro su internet.
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Già, su internet, forse è questa l’unica vera novità introdotta dal Movimento 5 Stelle: i litigi tra varie correnti e tra consiglieri non già dentro gli uffici o all’interno delle Aule consiliari, ma nel mondo virtuale e ovattato della rete, dove tutto è filtrato dai monitor.
La pietra miliare dello scandalo è stata ricordata in questi giorni dal perfido consigliere della Lega Nord Paolo Tiramani, tornato a seminare zizzania tra i due grillini con una frecciatina contenuta nel suo intervento sul bilancio provvisorio della Regione: “Non capisco di cosa stiamo parlando se c’è chi vota la legge per l’abolizione dei vitalizi, dichiara che non la condivide, e poi si scopre che destina il vitalizio al coniuge”.
Tiramani si riferisce a Fabrizio Biolè, del Movimento 5 Stelle, il quale si batte da tempo per l’abolizione del vitalizio, peccato che di sua spontanea volontà paghi la quota di reversibilità per garantire un futuro tranquillo e agiato a moglie e figli.
La questione non è recente, in quanto qualche mese fa era stata spiattellata proprio sul forum del Movimento 5 Stelle Piemonte, con il corollario di stucchevoli litigi tra i due consiglieri inframezzati dai sempre più sconsolati interventi dei militanti, ed il consigliere comunale Vittorio Bertola a fare da paciere.
Biolè non si è mai tolto il vitalizio, contrariamente alle regole interne del Movimento 5 Stelle, e Bono per tutto l’anno non ha mancato di farglielo notare, più che altro per non mettere in discussione la propria leadership.
Lo scorso giugno, sempre via internet, è riuscito persino a definire “cagasotto” il collega. In un forum pubblico.
“Il fatto è che siamo un po’ ipocriti. Biolè si sta cagando sotto e con lui tutti i cuneesi per spirito campanilistico di non essere riconfermato in quanto col suo comportamento ha fatto incazzare mezza regione, almeno quella informata. Assegnando alla moglie il vitalizio, non facendo quello che gli e’ stato chiesto nella famosa riunione in cui cuneesi dissero che eravamo noiosi in cui si chiedeva di pubblicare online la sua busta paga e di formalizzare tutto con un documento contratto con gli elettori, prediligendo l’attività di passarella come dice Vittorio a quella legislativa (zero Pdl e fino a ieri zero contributi emendativi). il fatto e’ che si vedono pochi segnali di volontà di cambiamento e invece di volersi mettere in gioco e cercare di rimediare ci si trincera dietro muri di omertà”.
Niente male come “j’accuse”.
La discussione aperta sul forum proprio dal capogruppo in Regione, Davide Bono, verte sulla possibilità di organizzare un tour di rendicontazione tramite il quale i due consiglieri regionali sonderebbero il gradimento riscontrato tra gli elettori nelle varie province, valutando se presentare dimissioni in bianco. Una sorta di esame tra i militanti: in caso di bocciatura, dovrebbero lasciare il loro posto a qualcun altro.
Apriti cielo. Tra rinvii continui del tour, accuse reciproche, insulti, la missione si è rivelata più dura del previsto.
Emblematico un altro post di Bono, all’interno della medesima discussione: “Io non ho capito solo la posizione di Biolè, nel senso che è qui davanti a me e non mi ha ancora risposto”.
I grillini, nati e cresciuto su internet, evidentemente riescono solo a comunicare attraverso la rete e non di persona. Incredibile come si possa criticare pubblicamente via etere una persona, tra l’altro collega di partito, in quel momento “lì davanti” e alla quale si potrebbero semplicemente chiedere chiarimenti.
Nella medesima discussione Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino, tra un tentativo di smorzare i toni e l’altro, tracciando un bilancio della situazione ha ricordato ai due consiglieri regionali di non farsi più vedere alle riunioni cittadine solo per “farsi pubblicità”, Bono ha risposto con uno stizzito “Dai su, finiamola di millantare queste cose”, poi la replica di Biolè al capogruppo regionale Bono:

Confermo che sei tu a confondere il lato pubblico con quello privato. Ho già spiegato che il mio a Torino era solo un tentativo per capire meglio la situazione torinese, niente di più. Tutto il resto (e la relazione di cui parli) è venuto dopo ed è completamente slegato, fatto salvo che ha portato al forte depotenziamento di quello che si rivelò poi gruppo di disturbo e basta (i famosi dissidenti), grazie ad operazioni (da me richieste) di chiusura di forum e pagina “dannose”.
Sai bene che la mia attività emendativa è iniziata molto prima di ieri, tant’è che ha portato anche a un risultato non indifferente; per di più, da tuoi ottimi spunti, insieme abbiamo sostenuto l’attività in aula su legge grandi opere e legge piano casa

DA : http://www.perotorino.it/politica/retroscena/35119-piemonte-anche-grillino-piace-il-vitalizio-per-la-moglie

Il movimento 5 stelle è una realtà ancora giovane che però da alcuni anni è riuscita ad intercettare il malcontento che serpeggia nel paese contro il degrado della classe politica e dirigente.
I temi e le proposte (democrazia diretta, ecologismo radicale, lotta contro i privilegi della casta) sono nobili ed encomiabili, ma come sempre il problema è riuscire a passare dalle parole ai fatti.
Fintanto che il movimento si è mosso fuori dai palazzi del potere, il movimento ha dimostrato una forte capacità includente ed espansiva.
I problemi invece sono iniziati dal momento in cui si è scelto di incanalare questa voglia di partecipazione dentro la strettoia delle competizioni elettorali.

Non è una novità dei nostri tempi: già Max Weber e Robert Michels, e prim’ancora Platone e Artistotele, hanno avuto modo di verificare come i processi di istituzionalizzazione comportano inevitabilmente una burocratizzazione politica.
Il processo di burocratizzazione/istituzionalizzazione determina un lento processo di mutamento delle priorità: dalle rivendicazioni ideali e materiali da cui nascono si passa progressivamente alla salvaguardia dell’esistenza stessa dell’organizzazione.

L’aspetto più evidente di questo processo di incancrenimento burocratico è l’accentramento decisionale.
Il tema della democrazia diretta, sempre ricorrente nelle fasi di incubazione di un movimento, viene progressivamente diluito dalla necessità di dotarsi di una struttura efficace e di efficiente.
Se tale necessità i movimenti contemporanei tendono ad attenuare attraverso l’uso intensivo della comunicazione orizzontale del web 2.0, resta invece difficilmente aggirabile la questione della selezione del
personale politico nel momento in cui si sceglie di incanalare un movimento dentro l’arena elettorale.

Se è vero che senza la partecipazione elettorale è possibile la costruzione di una leadership diffusa, “azzerata” o orizzontale, la svolta elettoralistica impone infatti un processo di verticalizzazione decisionale; per quanto tale verticalizzazione possa essere attutita e controbilanciata da forme di controllo dal basso (come i classici temi della revocabilità del mandato e del divieto di cumulo/ricandidatura già individuati secoli addietro, dall’antica Atene fino alla Comune di Parigi), la selezione del personale politico da inserire nelle competizioni elettorali diventa inevitabilmente il punto di rottura e di passaggio dei movimenti verso la dimensione partitico-organizzativa.

Non è un caso infatti che, come già avvenuto in passato in esperienze analoghe, le prime “riunioni riservate e a porte chiuse” abbiano avuto come protagonisti il nucleo ristretto degli “eletti”, in questo caso però allargato e coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’imprenditore che cura da anni l’immagine e gli interessi commerciali del comico genovese.
Grillo appunto. La questione si complica ulteriormente rispetto all’esperienza specifica del Movimento 5 stelle per la presenza di una leadership non solo ideale ma attiva e operativa che non solo precede, ma in un certo senso “insegue”, pondera e controlla il processo di emersione, individuazione e gestione del gruppo dirigente del partito.
Per quanto si possano moltiplicare gli sforzi da parte dei quadri intermedi per attutire tale invasività “esterna” (come in occasione delle polemiche per la selezione “dall’alto” dei vertici nazionali o del consigliere comunale da eleggere a Milano in occasione delle ultime elezioni amministrative, effettuata da Grillo e Casaleggio), il loro ruolo di leadership non si limita alla definizione del quadro ideale d’azione, ma alla perimetrazione dell’organizzazione stessa (chi è dentro e chi è fuori, tanto per intenderci, essendo la Casaleggio srl intestataria unica del simbolo di partito registrato presso la corte di cassazione) e al ruolo principe di “giudice di ultima istanza” a fronte di tensioni e contrapposizioni interne.
Il post pubblicato sul suo blog, in polemica con un suo consigliere regionale che aveva firmato una mozione in solidarietà con i giornalisti dell’Unità, è molto paradigmatico da questo punto di vista: “Se qualche esponente del Movimento 5 Stelle la pensa diversamente non è un problema. Il Pd lo accoglierà subito tra le sue braccia”.
Il tema della democrazia diretta, per quanto centrale nelle narrazioni dei grillini, si dimostra non sempre declinato in termini di democrazia interna. E, anzi, a leggere delle discussioni intorno ad elezioni, correnti, amici e poltrone da conquistare, diventa anche difficile cogliere nella vita interna del movimento 5 stelle la differenza tra grillini e democristiani. Leggete ad esempio cosa scrive una militante disaffezionata e stanca dei continui giochetti di potere e di corrente: “Finalmente Biolè ammette pubblicamente che ha chiesto lui alla fidanzata Alessandra Corino (quella, per capirci, che finchè era nel gruppo dei cosiddetti “dissidenti” veniva sbandierata ovunque come l’appartenente al PD e dunque infiltrata degna del gruppo di “pagati dal PD” per boicottare il MoV) di censurare “forum e pagine dannose”, cui lei aveva accesso in quanto nel gruppo sono sempre rimasti gli accessi condivisi a tutti, al fine di “depotenziare” il gruppo di Torino che lavorava dal 2007 al progetto comunale ossia il gruppo che era scomodo al comitato direttivo di Bono da cui dipese l’elezione a consigliere comunale di Vittorio Bertola. “Giustamente”, ora Biolè “chiede conto” a Bono dell’onore che gli spetta :D visto che “grazie” alla sua relazione ha depotenziato l’altro gruppo contribuendo a farlo fuori. Alla faccia dei PS di Beppe Grillo sul blog dove diceva che ci sarebbero state primarie tra liste e alle garanzie varie blaterate dallo Staff di Casaleggio sul fatto che i consiglieri regionali erano fuori dalla campagna elettorale comunale. Insomma, erano proprio tutte nostre elucubrazioni mentali e meri spargimenti di fango da bassa politica il pensare che grazie alla loro visibilità stessero dirottando il progetto, nato dal basso nel 2007 e con coerenti principi, di un gruppo di attivisti torinesi”.
Non si capisce molto, se non il marcio che cova ogni qualvolta di parla di elezioni e candidati, a tal punto che su facebook si sono ritrovati un gruppo di disillusi del movimento 5 stelle, che contestano la deriva politicista ed elettoralistica del movimento.
Ma se il tema della democrazia diretta è un tema difficile, anche un’altra battaglia storica diventa più complessa quando si entra nei palazzi del potere: i privilegi della casta.
Sempre per rimanere in casa Biolè, appena dopo aver eletto i suoi primi quattro consiglieri regionali a livello nazionale con le elezioni del 2010, ecco venire fuori già il primo Scilipoti dei grillini: si tratta appunto del consigliere regionale eletto in Piemonte, il quale ha chiesto non solo il vitalizio ma anche la reversibilità dello stesso per i suoi familiari, malgrado in campagna elettorale i grillini avessero promesso di fare esattamente il contrario.
Quando però il suo collega consigliere regionale leghista Tiramani ha tirato fuori la vicenda e spifferato ai quattro venti l’incoerenza tra le parole e i fatti, l’onorevole Biolè si è precipitato a puntualizzare che quella doppia firma, per il vitalizio e per la sua reversibilità, l’ha messa per un piccolo errore di disattenzione e che provvederà alla rinuncia del vitalizio al termine del mandato di 5 anni di consigliere. Staremo a vedere…
A differenza di Scilipoti però, il consigliere incriminato è tuttora iscritto al gruppo regionale piemontese del movimento 5 stelle.

da : http://isegretidellacasta.blogspot.com/2012/01/spunta-lo-scilipoti-dei-grillini.html